{"id":6729,"date":"2015-03-13T19:45:38","date_gmt":"2015-03-13T18:45:38","guid":{"rendered":"https:\/\/retezero.it\/index.php\/2015\/03\/13\/pietro-romano-e-la-sua-commedia-morto-per-miracolo-al-teatro-tirso-di-roma\/"},"modified":"2020-12-04T19:39:16","modified_gmt":"2020-12-04T18:39:16","slug":"pietro-romano-e-la-sua-commedia-morto-per-miracolo-al-teatro-tirso-di-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/2015\/03\/13\/pietro-romano-e-la-sua-commedia-morto-per-miracolo-al-teatro-tirso-di-roma\/","title":{"rendered":"PIETRO ROMANO E LA SUA COMMEDIA   &#8216;MORTO PER MIRACOLO&#8217;   AL TEATRO TIRSO DI ROMA"},"content":{"rendered":"<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/wh48KObFbps?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>LA PRIMA VOLTA DI PIETRO ROMANO IN &#8216;MORTO PER MIRACOLO&#8217; AL TEATRO TIRSO DE MOLINA DI ROMA<\/p>\n<p>Dall&#8217;11 al 29 marzo 2015 va in scena al teatro Tirso de Molina di Roma la commedia comica &#8216;Morto per miracolo&#8217; scritta diretta e interpretata da Pietro Romano, con Angela Tuccia, Pierre Bresolin, Sara Adami, Edoardo Camponeschi, Stefano Natale, Valeria Palmacci e Simone Zucca.<\/p>\n<p>di Sebastiano Biancheri.<\/p>\n<p>Dall\u201911 al 29 marzo 2015 al teatro Tirso de Molina di Roma va in scena lo spettacolo \u2018Morto per miracolo\u2019, commedia comica di tradizione scritta, diretta e interpretata da Pietro Romano che, dopo avere recentemente adattato alla romanit\u00e0 i classici di Goldoni e Moli\u00e8re, firma per la prima volta un testo interamente redatto di suo pugno e lo fa con la predisposizione e la consapevolezza di chi si accinge a proseguire un cammino da altri percorso e da troppo tempo interrotto. L\u2019intento \u00e8 di ridare nuova linfa al teatro dialettale colmando un vuoto di idee ormai datato e lo fa abbandonando la solita abusata cornice storica e le atmosfere rarefatte della Roma di fine \u2018800 . Colloca quindi la narrazione a ridosso dei giorni nostri, intorno agli anni \u201960. Remo \u00e8 un furbetto di quartiere pieno di debiti che, ridotto in uno stato di catalessi provocata da congestione, viene dichiarato morto. Risvegliatosi la sera prima del funerale, decide di fare di necessit\u00e0 virt\u00f9, nonostante il disappunto della moglie Domenica, affranta e poi stravolta ma felice per l\u2019inopinata ricomparsa del marito risuscitato. La finzione diviene lo strumento geniale per prolungare lo status di defunto, sparire per sempre e porre fine alle persecuzioni da parte di loschi figuri. L\u2019ingannevole piano che escogita consiste nell\u2019intascare il premio assicurativo postmortem; una burla che risolverebbe i guai di una vita di stenti e gli consentirebbe di sfuggire in tal modo, oltre che ai creditori, alle insopportabili difficolt\u00e0 economiche. Un imbroglio in piena regola e ad alto rischio. Sembra invece l\u2019uovo di Colombo. Dietro l\u2019angolo la sospirata risurrezione e un futuro da nababbo. Occorre per\u00f2 disfarsi della presenza molesta e per giunta malefica della vicina di casa, Santa, una vecchia megera rompiscatole e ammazzamariti giunta al suo settimo sigillo. Per fortuna del nostro intrallazzatore, la solerte impicciona killer, penetrata in casa senza invito alcuno, si autoelimina per infarto con il contributo fatale del morto fantasma e viene provvidenzialmente accolta nella bara gi\u00e0 destinata. Un altro guastafeste irrompe sulla scena e infastidisce ancor pi\u00f9 la traballante tranquillit\u00e0 di Remo: \u00e8 Sabato, vecchio cascamorto, per restare in tema, che gli insidia la moglie ignara e molto fedele, al riparo da qualsiasi tentazione. Remo supera anche la difficile prova della doppia identit\u00e0; in veste di suocera risulta conturbante solo agli occhi dell\u2019assatanato pretendente che si adegua alle circostanze uniformandosi al \u2018basta che respiri\u2019. Travestimento messo a repentaglio da un\u2019incauta domestica. Si, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 anche una cameriera, Placida, con limitazioni motorie, lenta di riflessi ma svelta di lingua\u2026 Il gran finale \u00e8 da redenzione e mette tutti d\u2019accordo. Remo, a una vita in clandestinit\u00e0 e fatta di artifizi, preferir\u00e0 un nuovo corso, meno avventuroso e pi\u00f9 onesto, decider\u00e0 di affrontare le proprie responsabilit\u00e0 e saldare il suo debito con la giustizia. Solo cos\u00ec potr\u00e0 vivere con dignit\u00e0 e fierezza la storia d\u2019amore con la dolcissima Domenica.<\/p>\n<p>E\u2019 un\u2019opera prima e come tutti gli esordi risente di semplificazioni schematiche che sottendono intrusioni retrospettive non adeguatamente assimilate. L\u2019autore avverte il peso di una urgenza arrembante che ne riduce in parte la spinta propositiva. Il tema non \u00e8 propriamente insolito e gli intrighi e i colpi di scena sono a volte pi\u00f9 evocati che narrati. Il limite dell\u2019opera non risiede, a mio avviso, nella lentezza di una vicenda che stenta ad assumere contorni delineati, ma piuttosto in una trama non adeguatamente sorretta e innervata da cambiamenti sorprendenti e improvvisi da coup de th\u00e9atre e che solo nel finale trova motivo di riscatto, al pari del protagonista. Avverti il bisogno di stupore pervasivo e incessante a cui l\u2019immenso Pietro Romano ci aveva abituato. Solo parzialmente vengono colte le opportunit\u00e0 che la vicenda in s\u00e9 reclama. I personaggi del parroco beone, don Dino, e del sacrestano, don Nino, sono due macchiette che rimangono ai margini, estranee e poco \u2018coinvolte \u2019 dalla solennit\u00e0 del momento, duplicati dissonanti. Anche i personaggi di Fernanda e Nando, fruttivendoli amici esuberanti e strampalati di Remo e Domenica, non contribuiscono a sconvolgere, come se fossero mancanti, incompiuti, al contempo esagerati nella gestualit\u00e0, alla ricerca della battuta facile e scontata; a volte talmente poco incisivi nella dinamica dell\u2019ordito da sembrare paradossalmente superflui. E\u2019 quasi assente la volont\u00e0 di sviluppare i caratteri perch\u00e9 non rimangano allo stato embrionale, di tradurli invece in protagonisti determinanti. La commedia \u00e8 il primo step di una sperimentazione che dovr\u00e0 avere il seguito di prossime occasioni perch\u00e9 lascia intravedere comunque spunti e intuizioni brillanti che meritano di essere percorsi da approfondimento ulteriore. Di assoluto godimento le trovate della vicina invadente e del corteggiatore \u2018a tutti i costi\u2019. Struggenti e venate di delicato lirismo le scene del malore nel racconto del protagonista e dell\u2019inebriante monologo finale; frammenti pervasi di sentimento autentico e bonomia d\u2019altri tempi. Pietro Romano \u00e8 il solito inarrivabile istrione, mattatore pigliatutto, fuoriclasse della risata; \u00e8 Remo, sbruffone pentito dal cuore tenero. In scena \u00e8 il numero uno perch\u00e9 sa fare tutto con irrisoria disinvoltura. Recita e canta, improvvisa a piacimento. Fa della spontaneit\u00e0 e della simpatia travolgente un\u2019arma che ammalia. Lo vedremo presto ballare. Si avvale prevalentemente di attori attinti dal suo \u2019vivaio\u2019 o comunque fiancheggiatori dell\u2019 aura romanitatis di cui il Tirso \u00e8 tempio esclusivo.<\/p>\n<p>Angela Tuccia \u00e8 Domenica, moglie di Remo. Rivelazione assoluta, una facondia elegante, misurata, perfetta, aderente sempre al personaggio delicato di donna innamorata. Una prestazione cristallina, spigliata e senza sbavature. Pierre Bresolin \u00e8 Sabato, instancabile pretendente alla mano della vedova e anche della suocera, bandita ogni preclusione, nonch\u00e9 benefattore per interesse. Indimenticato dottor Purgone ne \u2018Il malato immaginario\u2019. Repertorio inesauribile di classici, professionista esemplare, globetrotter dei palcoscenici, spalla che ogni attore vorrebbe per s\u00e9, un gigante come caratterista. Sara Adami \u00e8 Placida, la cameriera spettrale e indolente, ma anche Santa, la vicina di casa dispensatrice di iatture e mariticida supercollaudata. Vocazione comica incorporata, sprigiona tutta la sua energia negativa come strega rimanendone infine\u00a0 preda da superato numero di sortilegi. Come cameriera \u00e8 troppo ridondante e ripetitiva da divenire stucchevole ma \u00e8 un limite della parte e non \u00e8 colpa sua. Formidabile. Edoardo Camponeschi \u00e8 don Nino, il sacrestano veneto. Diligente e garbato come sempre, \u00e8 sacrificato in un ruolo che ne riduce il potenziale. Di recente \u00e8 stato un convincente Cl\u00e9ante, l\u2019innamorato di Angelica nonch\u00e9 finto medico con la voce di Ollio ne \u2018Il malato immaginario\u2019 dello stesso autore. Prima ancora Valerio ne \u2018L\u2019avaro\u2019. Impeccabile comunque ma nei ruoli \u2018movimentati\u2019 esprime al meglio il proprio virtuosismo. Stefano Natale \u00e8 don Dino, parroco con il saio; prigioniero della propria caricatura, riesce a rendere teatrale una inespressivit\u00e0 congenita che a volte funziona\u00a0 ma non pu\u00f2 bastare. Pi\u00f9 accettabile la sua interpretazione ne \u2018L\u2019avaro\u2019 come Cleto, figlio bistrattato di Arpagone. Valeria Palmacci e Simone Zucca sono rispettivamente Fernanda e Nando, gli amici di Domenica e Remo. Esilaranti e scompaginati, non particolarmente addolorati per la dipartita, riempiono la scena, tanto assurdi e frizzanti da far dimenticare i limiti imposti dalla trama. Bravi e divertenti. La Palmacci \u00e8 stata Elisa, tenera e determinata figlia adottiva di Arpagone. Ballerina oltre che attrice, fa parte della schiera eletta del Tirso, cos\u00ec come Simone Zucca, attore e valente musicista: ha curato fra l\u2019altro le musiche de \u2018Il marchese del Grillo\u2019 e \u2018Er conte Tacchia\u2019.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA PRIMA VOLTA DI PIETRO ROMANO IN &#8216;MORTO PER MIRACOLO&#8217; AL TEATRO TIRSO DE MOLINA&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6730,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"video","meta":{"footnotes":""},"categories":[227],"tags":[1246,90,1247],"class_list":["post-6729","post","type-post","status-publish","format-video","has-post-thumbnail","hentry","category-eventi-e-spettacolo","tag-pietro-romano","tag-sebastiano-biancheri","tag-teatro-tirso-de-molina","post_format-post-format-video"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6729","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6729"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6729\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6847,"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6729\/revisions\/6847"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6730"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6729"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6729"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6729"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}