{"id":6715,"date":"2015-04-08T16:35:50","date_gmt":"2015-04-08T14:35:50","guid":{"rendered":"https:\/\/retezero.it\/index.php\/2015\/04\/08\/dramma-familiare-e-colpe-generazionali-in-una-moderna-affabulazione-edipica\/"},"modified":"2020-12-04T20:28:02","modified_gmt":"2020-12-04T19:28:02","slug":"dramma-familiare-e-colpe-generazionali-in-una-moderna-affabulazione-edipica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/2015\/04\/08\/dramma-familiare-e-colpe-generazionali-in-una-moderna-affabulazione-edipica\/","title":{"rendered":"DRAMMA FAMILIARE E COLPE GENERAZIONALI IN UNA MODERNA &#8216;AFFABULAZIONE&#8217; EDIPICA"},"content":{"rendered":"<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/stO_67zWZdE?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>DRAMMA FAMILIARE E COLPE GENERAZIONALI IN UNA MODERNA &#8216;AFFABULAZIONE&#8217; EDIPICA<\/p>\n<p>Al teatro dell&#8217;Orologio di Roma dal 12 marzo al 3 aprile 2015 \u00e8 andato in scena lo spettacolo &#8216;Tutti i padri vogliono far morire i loro figli&#8217;, testo di Fabio Morgan Caselli e Leonardo Ferrari Carissimi, che ne cura altres\u00ec la regia. Liberamente ispirato ad &#8216;Affabulazione&#8217; di Pier Paolo Pasolini. Con Mauro Santopietro, Luca Mannocci, Irma Ciaramella, Anna Favella e Chiara Mancuso.<\/p>\n<p>di Sebastiano Biancheri.<\/p>\n<p>Dal 12 marzo al 3 aprile 2015 al Teatro dell\u2019Orologio di Roma \u00e8 andato in scena lo spettacolo \u2018Tutti i padri vogliono far morire i loro figli\u2019, libero adattamento del dramma \u2018Affabulazione\u2019 di Pier Paolo Pasolini messo in scena dalla compagnia CK Teatro. Il testo \u00e8 un\u2019idea di Fabio Morgan, militante Direttore Artistico dello stabile, e di Leonardo Ferrari Carissimi, comune compagno di avventura che ne cura altres\u00ec la regia e il cast \u00e8 composto da Luca Mannocci, Anna Favella, Mauro Santopietro, Irma Ciaramella e Chiara Mancuso. \u2018Affabulazione\u2019 \u00e8 una tragedia che Pasolini concep\u00ec nel 1966 e, con Edipo Re e Teorema, segna l\u2019inizio della sua produzione teatrale nell\u2019analogo clima drammatico di una lacerazione interiore in cui predomina l\u2019atteggiamento moralistico e provocatorio carico di contaminazioni mitiche e ideologiche. L\u2019opera tratta il tragico rapporto conflittuale di odio-amore in uno stato di continua violenta tensione tra un padre industriale, visitato da una profonda crisi esistenziale con risvolti religiosi, che lo inducono a violare il segreto della vita del figlio, con un sentimento ambiguo di affetto e di possessione, e il figlio stesso. La felice normalit\u00e0 di costui \u00e8 vista quale diversit\u00e0 e produrr\u00e0 il proposito omicida nella mente delirante del padre, incapace di risolvere razionalmente il problema, abituato com\u2019\u00e8 a vedere materializzato ogni valore, per attribuire un senso definito al possesso. La conoscenza per il dominio \u00e8 in lui pi\u00f9 forte dell\u2019amore in s\u00e9 della conoscenza. La felicit\u00e0 del figlio \u00e8 un mistero alle cui soglie la ragione deve sostare, ammonisce Socrate, a cui soltanto l\u2019Arte pu\u00f2 attingere, al di fuori dell\u2019ingerenza paterna, oggettivando il figlio con la sua autonomia di uomo. Nel mistero consiste la felicit\u00e0. Il modello mitico di Pasolini, che si pone al di l\u00e0 dell\u2019opposizione presenza-assenza fino a comprenderla, \u00e8 l\u2019indizio di un\u2019assenza mai superata e che rivela nondimeno una presenza sempre agognata. Si tratta di un\u2019ulteriore sperimentazione linguistica che rivela l\u2019esigenza di una totalit\u00e0 anelante al proprio senso unitario, in una sorta di quadro pansemiologico, in cui si compie finalmente l\u2019itinerario della disillusione dell\u2019Autore.<\/p>\n<p>Da queste premesse occorre esordire perch\u00e9 da Affabulazione e dal contenutismo di Pasolini prende spunto il lavoro di Morgan e Ferrari Carissimi, moderno rovesciamento del mito edipico. La struttura narrativa, come il tema misterioso della predestinazione presente nel teatro greco, richiamano l\u2019opera di Pasolini, discostandosene e in qualche misura stravolgendola per la necessit\u00e0 di esprimere il disagio e l\u2019inadeguatezza di una discendenza originata dalla follia della contestazione di un\u2019epoca e dei guasti che una forma distruttiva di narcisismo esistenziale ha comportato in termini di colpevole abdicazione, di risarcimento affettivo inconsolato per una generazione attonita, stuolo di orfani che assiste impotente alla morte dei propri padri. La rivolta di quegli anni era presunzione di rivoluzionari conformisti, prodotti della borghesia che ritenevano, in un delirante atto di superbia avvertita come onnipotenza, che il mondo finisse con loro, che la rimozione sublimasse la storia consegnandoli all\u2019immortalit\u00e0, che la dissacrazione potesse sostituirsi al mito. Non comprendendo che il passato si disvela nel presente come suo momento ineliminabile, che continua a nutrirlo, non prevedendo il proprio futuro. Lo stesso Pasolini non amava quei figli del \u201968 privi di rispetto che volevano codificare l\u2019incodificabile, che non si arrestavano davanti al mistero, accesi da spirito irrazionale di possesso senza freno, da un anelito di trasgressione che precipita verso l\u2019autodistruzione. La storia non fa sconti e quando il tempo sacrale \u00e8 profanato genera mostri seminando solitudine. In questa prospettiva Morgan e Ferrari Carissimi raccontano il ritorno a casa dopo quindici anni di Carlo, un fotografo sessantottino che, dopo aver abbandonato la famiglia borghese per rincorrere fuochi fatui, cerca il perdono di un figlio che non ha mai conosciuto e lo fa con il patetico annuncio di essere giunto ormai allo stadio terminale della sua malattia. Il figlio, venticinquenne studente di filosofia, non \u00e8 disposto ad alcuna forma di riconciliazione e riversa sul padre il rancore e l\u2019incomprensione per uno stato di frustrazione che la solitudine e l\u2019affetto negato gli hanno procurato. Si tratta di un percorso di redenzione incompiuto perch\u00e9 non fino in fondo riconosciuto dal padre che si sottrae di proposito alla punizione e la dimensione onirica conferisce all\u2019ordito una evanescenza spettrale introdotta dall\u2019 incubo della prima scena e il risveglio conclusivo non sar\u00e0 abbastanza evocativo a risolvere la dissociazione poich\u00e9 il mistero non si pu\u00f2 penetrare. Credo che il merito degli autori consista nel tentativo di riproporre la mimesi pasoliniana caricandola di funzioni simboliche e assumendo archetipi allusivi che, muovendo dalle radici oscure di un trauma interiore come Affabulazione, nella denuncia del peccato originale di omissione esprime condanna per il fallimento storico e politico di una generazione viziata e anaffettiva. E\u2019 il giudizio duro e controcorrente che Pasolini dava di quei giovani amorfi libertari prigionieri di sovrastrutture strumentali, moralisti di maniera, pi\u00f9 pericolosi dei loro padri borghesi. In \u2018Tutti i padri\u2026\u2019 l\u2019ermeneusi dei meccanismi freudiano e junghiano cosi come la conflittualit\u00e0 del dramma autobiografico di Pasolini sono soprattutto il pretesto per una denuncia di responsabilit\u00e0 univoche, tout court, a carico di una generazione di viziati figli di pap\u00e0, in una sorta di semplificazione manichea che banalizza problematiche sociali ben pi\u00f9 complesse. Il racconto poi \u00e8 troppo carico, il detto \u00e8 quasi urlato. In Pasolini il linguaggio del teatro si fa poesia; qui manca l\u2019introspezione e la eterea poetica pasoliniana ne \u00e8 quasi esclusa. Un fatto personale e familiare viene ricondotto a tema universale e l\u2019assunto del titolo, pur provocatorio, annuncia un limite ideologico e sostanziale che ne riduce le intenzioni progettuali impedendo sviluppi dialettici meno arditi ma pi\u00f9 documentali. Tutto rimane troppo avvolto all\u2019interno di un ambito familiare, dramma di interni soffocato da un\u2019aura patriarcale incombente e l\u2019analisi politica \u00e8 distante, sullo sfondo, pi\u00f9 annunciata che rappresentata.<\/p>\n<p>La tematica non \u00e8 sempre sorretta da adeguata impalcatura formale che ne supporti l\u2019intreccio, la lettura proposta \u00e8 una forzatura pleonastica e la recitazione spesso autoammiccante e compiacente, scade nella parodia. Il risultato, confuso e contradditorio, \u00e8 imbarazzante.<\/p>\n<p>\u2018Tutti i padri\u2026\u2019 appare in sintesi un atto di venerazione mistica impropriamente tributato al proprio nume tutelare, un velleitario sforzo di riscrittura della storia oltre misura, un tentativo rabberciato e \u2018di opportunit\u00e0\u2019 pi\u00f9 che amore della verit\u00e0. Si avverte costante la presenza di un residuo intellettualistico, di un\u2019icona che si sovrappone secondo uno schema precostituito. Il problema personale che in Pasolini diviene un fatto generale e politico, in \u2018 Tutti i padri\u2026\u2019 \u00e8 la chiave che da sola, ambiziosamente, decifra l\u2019enigma del dramma. E ancora, gli eccessi dell\u2019allestimento di Ferrari Carissimi, tradotti anche nella ostentazione di amplessi e di pratica di \u00a0\u00a0onanismo, sono avvertiti come stucchevoli, inopportuni, estranei alla vicenda e non riescono a tradurre autenticamente la crisi perenne dell\u2019Autore, erede di una cultura razionalistica che si accanisce, nel proprio atto di appropriazione conoscitiva, in un allucinato, infantile e pragmatico amore per la realt\u00e0, amore anche e soprattutto religioso, che si fonda con una sorta di immenso feticismo sessuale, in un trasporto totale fatto di rispetto venerante e di urgenza di violare tale rispetto con dissacrazioni violente e scandalose.<\/p>\n<p>Gli attori. Mauro Santopietro \u00e8 Carlo, caricatura di padre tormentato, troppo goffo e poco convincente. Interessante comunque la figura di un Peter Pan immaturo, incapace di crescere, coetaneo del figlio. Luca Mannocci \u00e8 il figlio sofferente e vilipeso, novello Edipo che tradisce il mito e si fa assassino di se stesso, soccombente e incapace di reagire alla ingombrante eredit\u00e0 paterna; un giovane attore straordinario, dall\u2019enorme talento drammatico. Irma Ciaramella \u00e8 la moglie tradita e disillusa di Carlo e madre ansiosa, attrice di spessore e a suo agio nel doppio ruolo. Anna Favella \u00e8 l\u2019ammiccante fidanzata senza scrupoli dello sventurato protagonista; brava e disinvolta. Chiara Mancuso \u00e8 la intrigante, ambigua cartomante con relazione trasversale. La scenografia di Alessandra Muschella alla Edward Hopper, con spazi metafisici atemporali e i diversi piani interno\/esterno che adombrano la solitudine della vita, \u00e8 intuizione felice. Efficace il disegno di luci di Antonio Scappatura che ricostruisce i chiaroscuri dei rapporti umani e delle compresenze uomo\/donna, padre\/figlio. Come emotivamente forte e di effetto il corpo del figlio appeso nella penombra che viene ignorato dai genitori intenti in futili conversazioni; metafora dell\u2019aberrazione umana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DRAMMA FAMILIARE E COLPE GENERAZIONALI IN UNA MODERNA &#8216;AFFABULAZIONE&#8217; EDIPICA Al teatro dell&#8217;Orologio di Roma&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6716,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"video","meta":{"footnotes":""},"categories":[227],"tags":[1221,1223,1216,1222,1217,1220,1219,90,1224,1218],"class_list":["post-6715","post","type-post","status-publish","format-video","has-post-thumbnail","hentry","category-eventi-e-spettacolo","tag-anna-favella","tag-chiara-mancuso","tag-fabio-morgan","tag-irma-ciaramella","tag-leonardo-ferrari-carissimi","tag-luca-mannocci","tag-mauro-santopietro","tag-sebastiano-biancheri","tag-teatro-dellorologio","tag-tutti-i-padri-vogliono-far-morire-i-loro-figli","post_format-post-format-video"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6715","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6715"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6715\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6855,"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6715\/revisions\/6855"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6716"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6715"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6715"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.retezero.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6715"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}