LA LOCANDIERA

1446 giorni fa

 Di Sebastiano Biancheri (pubblicato il 4/12/2013).

Il libero adattamento de  LA LOCANDIERA  di Goldoni proposto da Giuseppe Marini in scena al teatro Quirino di Roma fino al 1 dicembre 2013 è una rivisitazione in chiave moderna del testo scritto dal suo autore nel 1752.  'La locandiera' rappresenta il superamento della Commedia dell'arte, dei suoi stereotipi e delle sue maschere fisse e prevedibili, e l'improvvisazione e il mestiere dei commedianti cedono spazio ad una attenta analisi del reale e del quotidiano, dell'eterno conflitto fra classi, dei vizi e delle miserie che affastellano l'animo umano e il copione sarà lo strumento che disciplinerà trama e scene della commedia riformata. Ne scaturisce una mirabile rappresentazione dei caratteri e delle umane passioni, dei vizi e delle ipocrisie dell'individuo, a qualsiasi classe appartenga.  L'intento morale è sempre sotteso e la naturale e mai celata simpatia per la piccola borghesia soccombente al cospetto di un ceto aristocratico decaduto nel censo e nelle nobili aspirazioni ma non nelle prerogative arrogate, danno  il senso all'opera e assegnano alla protagonista Mirandolina   ruolo e caratteristiche dell'eterno femminino goethiano. La naturale arte della locandiera , astuta e anticonvenzionale per gli schemi dell'epoca, è solo  apparentemente trionfante, attraversata com'è da una vena  di  malinconia che troverà ristoro nella scena finale, quando il gioco finisce e la riflessione diventa monito per i malcapitati che verranno e lei, fino allora tessitrice  indiscussa della tela, deposte le armi della seduzione, abbattute meschinità e preconcetti, menzogne e apparenze, si riappropria della solitudine  del personaggio.   La Mirandolina di Marini, interpretata in tono dimesso e poco scanzonato da Nancy Brilli, è decisamente calata nella realtà dei giorni nostri, poco incline a smancerie e ammiccamenti, molto ingessata ma anche poco frizzante  e ancor meno seducente se accostata alla protagonista di versioni precedenti più rispettose dello spirito del testo e meno propense  a digressioni sul tema.  E'  più femminista consapevole che femminile a tutto tondo. Le sue strategie sono più di mercato che di innamoramento provocato dal piacere della propria condizione maliatrice.   La caricatura del Conte di Albafiorita ( Maximilian Nisi), con cresta punk ed effeminato a tal punto da non essere credibile in veste di corteggiatore senza riserve, fanno il pari con Ortensia (Fabio Fusco), commediante finta nobildonna che cerca di entrare con l'inganno in un mondo che la preclude; costei diventa un transessuale, sinonimo di trasgressione estrema, mentre non è presente in questo adattamento  la figura di Dejanira, altra commediante nel testo goldoniano.    Eccentrici volutamente e per i motivi accennati i costumi ( di Nicoletta Ercole) indossati dai due personaggi, più sobri e adatti all'epoca gli altri ancorché di dubbio gusto, eccezion fatta per la protagonista, rinchiusa in un corpetto esagerato e  allungata su ineleganti  trampoli aerei.        Completano il cast Fabio Bussotti nella parte del Marchese di Forlipopoli, lo stesso regista Giuseppe Marini, che è un Cavaliere di Ripafratta abbastanza a suo agio, e Andrea Paolotti   nel ruolo del cameriere Fabrizio.        La scenografiadi Alessandro Chiti è essenziale, con gioco di specchi che deformano volutamente le figure, amplificandone i comportamenti grotteschi e smodati.  Onesta  ma senza sussulti l'interpretazione di tutti gli interpreti. non paragonabile a quella che rimane la più convincente  trasposizione teatrale de La locandiera  sotto la regia di Franco Enriquez, con Valeria Moriconi, Glauco Mauri, Giuseppe Porelli e Paolo Graziosi.



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