CHAGALL IN MOSTRA A VIENNA

519 giorni fa

LA SIMULTANEITA' DEL NON SIMULTANEO. CHAGALL E LE AVANGUARDIE RUSSE IN MOSTRA A VIENNA                                                                                                                   Recensione di Ginevra Antro

Si è aperta giovedì 26 Febbraio all’Albertina di Vienna la mostra “Da Chagall a Malewitsch: le avanguardie russe.” L’esposizione temporanea mira ad offrire al visitatore una panoramica quanto più possibile esaustiva sulla parabola delle avanguardie artistiche in Russia, caratterizzata da un’evoluzione complessa e a tratti controversa. Mentre infatti in Europa occidentale i movimenti avanguardistici tendono a succedersi l’un l’altro in una sorta di botta e risposta paradigmatico, in territorio russo gli artisti sembrano esplorare in maniera simultanea una gamma di risposte formali tra loro diverse e spesso opposte, che tuttavia mirano tutte, nel loro profondo intento, a rompere la linea di continuità con la tradizione accademica, ritenuta ormai obsoleta. Nei primi venti anni del XX secolo l’eredità del movimento impressionista, espressionista, fauvista, cubista e futurista, penetra in Russia generando un curioso amalgama artistico che, pur nei suoi ripensamenti, manifesta una sua intrinseca originalità, data proprio dall’assenza di una linea comune e dal riverberarsi caleidoscopico di soluzioni formali diverse, applicate senza tener conto della loro genesi storica e geografica. Ecco che, ad esempio, un artista come Wladimir Lebedew realizza nel 1913 la “lavatrice di panni”, di ispirazione palesemente cubista, dove il dato reale sembra scomparire dinanzi al moltiplicarsi delle forme geometriche e si lascia solo difficilmente ricostruire, per poi, paradossalmente, ritornare a stilemi più classici con il suo ritratto di modella del 1935. Mentre in Francia il cubismo sembra quasi sorgere dall’esasperazione percettiva dell’impressionismo, che mirava a trasfigurare sulla tela le variazioni pulviscolari del mondo fenomenico, nella Russia del primo Novecento sembra realizzarsi il fenomeno impossibile della simultaneità di ciò che simultaneo non può essere: stili diversi con una precisa genesi storica si sovrappongono tra loro senza soluzione di continuità, o addirittura invertono la successione temporale che ha determinato il loro sorgere nella storia dell’arte occidentale.

Nell’arco di soli dieci anni si affermano diversi movimenti avanguardistici, spesso in conflitto tra loro, che tendono a dichiarare la loro poetica con tonalità battagliere. Degni di nota sono il neo-primitivismo, che propugna il ritorno alle forme semplici e decorative dell’arte popolare ed inneggia alla peculiarità della tradizione russa, la quale necessita di emanciparsi dall’influenza occidentale, e il rayonismo, dal francese “rayon”, raggio, che rappresenta una variazione nazionale del futurismo italiano.

Fenomeno tutto particolare risulta essere quello del suprematismo,il cui massimo esponente è Kasimir Malewitsch, del quale è presente nella mostra un’interessante selezione di opere. Malewitsch afferma la supremazia della forma pura, svincolata dal dato reale e collegata ad un piano spirituale. Compito dell’arte è, secondo Malewitsch, la trasfigurazione dello spirituale, che non può trovarsi nel mondo sensibile ma solo in un universo sgravato dalla materia.

Sua opera programmatica e paradigma iconologico del suprematismo è il quadrato nero, presente alla mostra, che offre una sintesi degli intenti dell’autore e finirà per generare tutta una serie di ripetizioni ed esercizi accademici, tanto da diventare icona vera e propria. Il semplice quadrato nero su sfondo bianco non vuole rappresentare la perfezione geometrica( infatti le proporzioni non sono corrette, essendo stato tracciato a mano dall’artista) quanto piuttosto le possibilità espressive della forma, che espandendosi virtualmente- e dunque nella mente dell’osservatore- può generare altre forme diverse e che ad essa tuttavia rimandano. In questo senso Malewitsch muove un passo avanti verso l’astrattismo, di cui pure Kandinsky sarà fautore, e che troverà terreno particolarmente fertile in territorio russo. La differenza fondamentale con Kandinsky, anch’esso presente alla mostra, consiste nel grado più o meno marcato di rifiuto del reale. Kandinsky non rinuncerà mai in toto al dato oggettivo, ma partirà da esso per immergersi nel mondo spirituale, retto da altre leggi e tuttavia mai completamente scindibile  dal mondo fenomenico. In Kandinsky fenomeno e noumeno si amplificano e si riverberano l’uno nell’altro in un gioco produttivo della fantasia, in Malewitsch il rifiuto categorico della realtà porta ad un processo in cui l’osservatore si confronta con il suo stesso contenuto mentale. Il dinamismo sconvolgente della Russia del primo ventennio del Novecento sembra però interrompersi con l’avvento della Rivoluzione del 1917 e, soprattutto, con l’ascesa al potere di Lenin. Da questo momento lo Stato cercherà di piegare l’arte alla propaganda del partito unico, eliminando tutte quelle espressioni pittoriche ritenute incongruenti con la dottrina comunista. Ecco che agli artisti restano due strade: o piegarsi all’ideologia del soviet e ritornare ad un’espressione pittorica naturalista, dai contenuti stereotipati, o perseguire la loro originalità formale, il che equivale all’ostracismo, se non talvolta alla persecuzione vera e propria. Nella foga di sperimentazione dei primi anni, prima degli sconvolgimenti storici innescati dalla Rivoluzione d’Ottobre, si riconoscono tuttavia alcune personalità autonome, difficilmente riconducibili ad un movimento avanguardistico particolare. Insieme a Kandinsky, spicca tra tutte l’immagine di Marc Chagall, pittore nativo di Vicebsk ,e tuttavia attivo essenzialmente in Europa. Chagall è artista difficilmente inquadrabile proprio perché personalità storicamente complessa: nato in territorio russo da famiglia yiddish, e quindi con radici ebraiche, trascorrerà la maggior parte della sua vita in Francia. Artista in bilico tra Europa orientale e occidentale, tra mondo cattolico e mondo ebraico. E anche i suoi quadri sono in bilico tra mondo reale e mondo fantastico, tra leggi fisiche e sovvertimento delle stesse. Ricorrenti i contrasti cromatici espressivi, le alterazioni proporzionali, la totale assenza di tridimensionalità o l’apparire curioso di un animale che passeggia lungo la tela, incurante del suo dotarsi di significato.               In questo mondo bizzarro i violinisti poggiano un piede sul tetto e l’altro a terra, oscillando in bilico sopra una città addormentata nel blu, dove galli e mazzi di fiori giganti si addensano nel cielo. La forza di gravità non esiste: gli uomini volano, gli arti si allungano in contrazioni impossibili, tutto può essere il contrario di quello che è.                 Quadro meraviglioso e presente alla mostra è la passeggiata, dipinto nel 1918 e simbolo della leggerezza onirica dell’artista. Due personaggi, un uomo e una donna, l’artista e sua moglie Bella, si tengono per mano; un gomitolo di case verdi sullo sfondo. La donna vibra nell’aria, sfidando le leggi della materia, mentre l’uomo, dal volto radioso, poggia i piedi a terra e tiene tra le sue mani un uccello. E’ un universo invertito nel quale gli uomini volano e gli uccelli restano a terra, un universo nel quale il sentimento riesce a sovvertire l’ordinario e a trasformarlo in esperienza magica. D’altronde non è questo quello che provano gli innamorati quando passeggiano l’uno nelle mani dell’altra? Non sembra che i piedi non tocchino il suolo e che ogni cosa assuma una levità inaspettata? Chagall è in grado di trasportarci nella grazia senza peso di quei momenti, quando l’amore si deposita nell’intreccio di due mani che riescono a congiungere il sopra al sotto, la natura alle consonanze del sentimento, il possibile all’impossibile, tracciando una diagonale che attraversa metaforicamente tutto il quadro. E’ lei che solleva lui o lui che tiene a terra lei? La domanda è irrilevante perché il miracolo è in quell’intreccio di mani.  L’Albertina, storico museo del panorama viennese che, oltre alle mostre temporanee, ospita una collezione permanente di opere che spazia da Monet a Picasso, offre ancora una volta al visitatore la possibilità di intraprendere un percorso suggestivo nel mondo della storia dell’arte, e , forse, in uno dei suoi aspetti meno noti. L’esperienza avanguardistica russa si connota come profondamente diversa da quella delle nazioni occidentali e, allo stesso tempo, sarebbe impensabile senza il contributo fondamentale fornito da esse. La sua parabola invita a rimodellare le categorie di modello e ricezione, nonché a ripensare la periodizzazione tradizionale, con la sua rigida ripartizione in scuole antitetiche. Se l’arte serve a fornire nuovi occhi e a ri-pensare il reale, una passeggiata senza peso tra le sale dell’Albertina, sull’orma dello spirito di Chagall, vale senz’altro la pena di essere fatta.

 

Die Gleichzeitigkeit des Ungleichzeitigen: Chagall und die russische Avantgarden in Wien

Am 26 Februar fand die Neueröffnung der Ausstellung „Von Chagall bis Malewitsch: die russische Avantgarden“ im  Albertina Museum in Wien statt.                                         Die Sonderausstellung hat das Ziel, den Besucher mit der komplexen Entwicklungsstufe der künstlerischen Avantgarden in Russland vertraut zu machen. Während in Europa die avantgardistische Bewegungen aufeinander folgen, scheinen die Künstler in Russland die verschiedensten stilistischen Lösungen simultan zu explorieren. Diese Lösungen widersprechen sich manchmal, haben aber trotzdem das gemeinsame Ziel, die akademische Tradition zu überwinden, welche nun veraltet zu sein scheint.           In den ersten 20 Jahren des zwanzigsten Jahrhunderts durchdringt das Erbe des Impressionismus, Kubismus, Futurismus, Fauvismus und Expressionismus in Russland und erzeugt eine interessante Mischung, die trotzt deren Unbestimmtheit eine gewisse Originalität hat: nämlich das Fehlen einer bestimmten Richtung und die simultane Entwicklung verschiedener stilistischer Lösungen. 

Wladmir Lebedew malte zum Beispiel 1913 „Die Wäscherin“, bei der das Objekt sich nur schwer hinter der Vielzahl geometrischer Formen erkennen lässt, was dem Kubismus entspricht, während er in seinem „Portrait einer Modelle“, das aus dem Jahr 1935 stammt, interessanterweise scheint, auf die Tradition zurückzugreifen zu sein. Im Gegensatz zu Frankreich, wo der Kubismus quasi von der Übertreibungen des Impressionismus aufgereizt wurde, die die natürliche Welt und ihre mikroskopischen Nuancierungen darstellen wollten, lässt sich in Russland des frühen zwanzigsten Jahrhunderts das Phänomen „der Gleichzeitigkeit des Ungleichzeitigen“  beobachten, womit die lückenlose Anwendung verschiedener Style gemeint ist. Wobei jede von diesen eigentlich eine besondere historische Entstehungsgeschichte hat.               Innerhalb einer Zeitspannung von nur 10 Jahren profilieren sich zahlreiche künstlerische Bewegungen, die manchmal gegeneinander stehen und auf kämpferische Ausdrucksweise zugreifen.                                                                                                                                                                                                                                                     Bemerkenswert ist der Neo-Primitivismus, der die Rückkehr auf die einfache und dekorative Ausgestaltung der Volkskunst befürwortet und die Eigenartigkeiten der russischen Traditionen preist, die sich von der westlichen Welt emanzipieren sollen, außerdem der Rayonismus (aus dem Französischen „Rayon“: Strahl), der tatsächlich eine nationale Variation des italienischen Futurismus ist.                                                                                                                                                                                                             Ein eigenständiges Phänomen ist der Suprematismus, dessen Hauptvertreter Kasemir Malewitsch eine wichtige Rolle in der Ausstellung gewonnen hat. Malewitsch, der den Suprematismus als eigene Bewegung formuliert hat, behauptete die Vormacht der reinen Form sei unabhängig von der realen Welt und mit einer spirituellen Ebene verbunden. Hauptaufgabe der Kunst sei laut Malewitsch die Darstellung der spirituellen Welt, die sich in der Wirklichkeit nicht befinden kann, sondern nur in einem immateriellen Kosmos.  Sein programmatisches Werk, „das schwarze Quadrat“, auch in der Ausstellung zu sehen, bietet eine Synthese der Standpunkten des Künstlers und setzt sich gleichzeitig als einer Art Paradigma durch, da sich viele Künstler in den folgenden Jahren mit Kopien und Nachbildungen dieses Werks beschäftigt haben.          Das schwarze Quadrat auf der weiße Leinwand stellt kein Symbol der geometrischen Perfektion dar( die Proportionen sind tatsächlich falsch, da der Künstler ohne Hilfe von Messinstrumenten die Linien gezeichnet hat) sondern stellt die Ausdrucksmöglichkeiten innerhalb der Form selbst dar. Diese kann virtuell- das heißt auch im Geist des Beobachters- expandieren und neue Formen erzeugen, die immerhin auf die ursprüngliche Form hinweisen. Von dieser Warte aus macht Malewitsch einen grundlegenden Schritt in Richtung Abstraktismus, dessen Hauptvertreter wahrscheinlich Kandinsky war. Der wesentliche Unterschied zwischen Malewitsch und Kandinsky liegt in dem Grad ihrer Gegenstandslosigkeit: Kandinsky verzichtet nicht vollständig auf die reale Welt sondern bezieht sich genau auf diese, um dann in einer phantastische Welt einzutauchen, die aber nicht komplett von der Wirklichkeit getrennt ist. Zwischen materieller und spiritueller Welt besteht ein Wechselverhältnis, dass nur Mithilfe der Phantasie geregelt wird. In Malewitsch mündet dagegen die kategorische Ablehnung der Wirklichkeit  in einen Prozess, in dem der Beobachter mit seinem eigenen Verstand konfrontiert wird. Die außerordentliche Dynamik der russische Kunst in den ersten Jahren des XX Jahrhunderts wurde aber mit dem Anbruch der Revolution und vor allem mit der Machtergreifung von Lenin abgebrochen. Von diesem Moment an versuchte der Staat, die Kunst der Propaganda zu unterwerfen, indem er alle Kunstformen, die nicht der Parteimeinung entsprachen unterdrückte. Den Künstlern blieben nur zwei Möglichkeiten: sich mit der Ideologie der Partei zu arrangieren, traditionelle, meistens stereotypierte Werke zu erzeugen oder ihre eigene Originalität anzustreben, was zur Verfolgung führte. Vor der Revolution, als der russische Experimentalismus noch lebendig war, lassen sich eigene freistehende Persönlichkeiten erkennen, die man schwierig auf eine bestimmte Avantgarde zurückführen kann. Zusammen mit Kandinksy stach die Persönlichkeit des Künstlers Chagall hervor. Chagall wurde in Vitebsk ,Russland, geboren, war aber meistens in Europa, vor allem in Frankreich aktiv. Der Maler lässt sich schwer einordnen, da er sich zwischen Ost- und Westeuropa und zwischen dem Christentum und dem Judentum bewegt. Genau so wie er, befinden sich auch seine Bilder auf der Kippe zwischen realer Welt und phantastischer Welt, zwischen physikalischen Gesetze und deren Umsturz. Oft findet man in seinen Bildern Farbkontraste mit einer expressiven Absicht, Veränderungen der Proportionen, Ausbleiben der Dreidimensionalität sowie merkwürdige Tiere ohne eine eindeutige Bedeutung. In dieser seltsamen Welt stehen die Geigenspielern  mit einem Fuß auf dem Dach und mit dem anderen auf dem Boden, in beziehungsweise über der schlafenden, in blau versenkten Stadt. Im Himmel sammeln sich Hähne und riesengroße Blumensträuße. Die Schwerkraft existiert nicht mehr: Menschen fliegen, Gliedmaßen strecken sich  in unmöglichen Haltungen; alles ist durcheinander.             Ein wunderschönes Bild, welches auch in der Ausstellung vorhanden ist, ist der Spaziergang. Dieses stammt aus dem Jahre 1918 und kann als Symbol der traumhaften Leichtheit des Künstler bezeichnet werden. Zwei Figuren, ein Mann und eine Frau- der Künstler und seine Frau- halten sich an den Händen. Im Hintergrund sieht man einige grüne Häuser. Was sofort auffällt, ist die Tatsache, dass die Frau in der Luft schwebt, die physikalischen Gesetze missachtend, der Mann dagegen fest auf dem Boden steht, wobei er in einer Hand einen Vogel hält. Es handelt sich um eine regelwidrige Welt, in der die Menschen fliegen und die Vögel auf der Erde bleiben, eine Welt, in der die Gefühle in einem zauberhaften Prozess das Gewöhnliche in das Außergewöhnliche verwandeln können. Fühlt man nicht das gleiche, wenn man mit seinem Verliebten spazieren geht? Ist es nicht so, als ob die Füße nicht mehr auf dem Boden stoßen? Chagall ist in der Lage, uns in diesen anmutsvollen Zustand zu bringen, den Zustand des Verliebtseins, in dem sich das Mögliche mit dem Unmöglichen, das Oben mit dem Unten und die Naturgesetze mit dem Gefühl verbindet. Ist die Frau die, die den Mann hebt oder der Mann der, der die Frau auf dem Boden festhält? Die Frage ist nebensächlich, da das Wunder in dem Treffen der zwei Hände liegt. Das Albertina Museum, das eine der bedeutendsten graphischen Sammlungen der Welt beherbergt, bietet dem Besucher die Möglichkeit, eine suggestive Reise in der Kunstgeschichte zu machen und sich mit einem wenig bekannten Aspekt ihrer Entwicklung vertraut zu machen. Die Entwicklung der russischen Avantgarden entfaltet sich auf eine ganz unterschiedliche Weise als die der europäischen, ist aber zugleich ohne die europäische Erfahrung gar nicht denkbar. Die Eigenartigkeit dieser Entwicklung bietet die Möglichkeit, die Kategorien von Muster und Rezeption umzudenken und die traditionelle Periodisierung der Kunstgeschichte kritisch zu betrachten. Wenn es die Aufgabe der Kunst ist, neue Perspektiven zu verleihen und neue Denkweisen über die Realität zu entwickeln, lohnt sich ein schwereloser Spaziergang-in Anlehnung an Chagall- durch die Räume des Albertina Museums bestimmt. 



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