L'ULTIMO EDEN TRA MASI E BOSCHI. LA VAL D'ULTIMO.

811 giorni fa

L'ULTIMO EDEN TRA MASI E BOSCHI. LA VAL D'ULTIMO.

Viaggio in una valle incantata del Trentino Alto Adige: la Val d'Ultimo, tra l'Alta Val di Non e la Val d'Adige. Masi, malghe, boschi incontaminati, dolci pendii e sentieri percorribili. Un paesaggio da ultimo paradiso terrestre.

Tra le bellezze naturali della Val d’Ultimo (Ultental)

di Sebastiano Biancheri

Percorrendo la strada inaugurata nel 1998 che da Lauregno collega l’Alta Val di Non alla Val d’Ultimo o Ultental, giungiamo a Santa Valburga, il centro più importante nel cuore della valle che sorge a un’altitudine di 1.190 metri. Prima di allora questo angolo di paradiso terrestre era raggiungibile solo valicando il passo delle Palade o il passo della Mendola. La località appartiene al comune di Ultimo che comprende le frazioni di Santa Gertrude, San Nicolò, Santa Valburga appunto e Pracupola, situata all’estremo del lago artificiale di Zoccolo. San Pancrazio è l’altro comune della valle, all’estremo nord. La Val d’Ultimo è una delle più incantevoli valli della regione e si estende per 40 km dalla fonte del torrente Valsura a Fontana Bianca, fino alla gola stretta e angusta del torrente Ronzino, nelle vicinanze di Lana. Protetta dai venti del nord, la valle presenta un clima mite ed asciutto. Dapprima i Goti, attorno al 600, ed in seguito i Bavari la penetrarono e nel Medioevo divenne feudo dell'Abbazia di Weingarten in Svevia che cedette le terre ai propri coloni. Ancora oggi i nomi di alcuni masi come il Breitenbergerhof, il Marsonerhof ed il Kuppelwieserhof, ricordano i medievali possessori bavaresi. Terreni umidi e paludosi un tempo, questa valle alpina è caratterizzata dalla presenza di boschi di cembrete, lariceti, abetine. E prati, oltre 600 km di sentieri segnalati, ruscelli, foreste, pascoli lungo i pendii dove resistono antichi masi rurali abbarbicati persino a 1800 metri, e malghe, veri rifugi e ristoro per viandanti, solitamente aperte nel periodo estivo. Protetta e nascosta tra la val d'Adige, la val di Non, la val Solda e chiusa a ovest dell'imponenza del Parco dello Stelvio, un tempo questa terra era meta fiorente di turismo termale e Bagni di Mezzo (Mitterbad) in località San Pancrazio veniva frequentata tra gli altri da Otto von Bismarck, Elisabetta d’Austria e Franz Kafka. A ricordo di fasti trascorsi e di benefiche acque, ecco la sorgente minerale Sopracqua a Santa Valburga dove scorre un’acqua molto preziosa, ricca di ferro e manganese, usata per bagni terapeutici già nei tempi antichi e utilizzata oggi per cure idropiniche. La civiltà del maso ha preservato questi luoghi da un turismo nevrotico che ne avrebbe sconvolto la naturale vocazione. E’ la storia millenaria che sopravvive. Più di mille costruzioni provviste di stalla, fienile e una superficie adeguata, tutte abitate dalla gente di Ulten il cui legame con la propria terra ha un significato primordiale con radici e regole feudali condivise, nel rispetto delle tradizioni custodite e tramandate con cura e mai ripudiate. Il maso ha la terra e il bosco necessari per vivere e i lavori sono praticati secondo regole antiche. Il figlio primogenito di solito eredita dal padre il maso ed è legittimato a gestirlo in autonomia. Agli altri figli è concessa la facoltà di restare alle sue dipendenze o abbandonare la proprietà e questi vincoli ferrei hanno contribuito a mantenere in ordine un assetto paesaggistico e un equilibrio naturale e valoriale unico al mondo, evitando il frazionamento e il degrado se non la devastazione del territorio sperimentato in altre zone d’Italia. Molte famiglie hanno ancora il mulino, le piante per riedificare il tetto in scandole, i cavalli per trasportare il legname durante l'inverno e per i lavori faticosi, per coltivare la terra. Le case sono tutte ben curate, i campi delimitati da staccionate, i boschi puliti anche se anche qui il richiamo del business con la diminuzione delle aree destinate al pascolo per intensificare la produzione di latte più redditizia da conferire ai consorzi di Merano o Bolzano è un alert da non sottovalutare. Quasi tutta la valle è una proprietà privata e i suoi abitanti sono definiti a giusto titolo sentinelle della montagna. Abbiamo visitato alcuni luoghi simbolo della valle: il lago e la diga di Zoccolo a Santa Valburga, la segheria veneziana di Santa Geltrude e tre larici millenari nel medesimo comprensorio. Il lago di Zoccolo ed il lago di Fontana Bianca, situato nei pressi di Santa Geltrude, sono due bacini artificiali che forniscono energia elettrica all’intera valle. Il lago di Zoccolo, realizzato nel 1970, è un lago artificiale lungo più di due chilometri alimentato dal torrente Valsura ed è il più grande della Val d'Ultimo. La diga ha un salto di ben 730 metri. L'energia elettrica totale media annua prodotta dalle centrali degli impianti della Val d'Ultimo può soddisfare il fabbisogno elettrico di circa 84.500 famiglie. Per la costruzione dell’opera sono stati sacrificati dodici masi oggi sommersi che per oltre mille anni furono tra i più belli dei dintorni. Allo sbocco del torrente Valsura nel lago si trova l'abitato di Pracupola ("Kuppelwies") da cui inizia la strada in salita che porta al comprensorio sciistico di Schwemmalm con 25 km di piste da sci. Siamo in prossimità del Parco Nazionale dello Stelvio, istituito nel 1935, e a Santa Gertrude è presente il Centro visitatori del parco ( "Lahner Säge"). Si tratta di un'esposizione permanente che propone il tema del connubio fra uomo e bosco e dell’utilità della sua salvaguardia, la visita a un’antica segheria in stile veneziano restaurata e sullo sfondo il legno che è la nota dominante di questo autentico museo dell’acqua e dell’energia pulita. Furono i magistrati della Serenissima ad inventare e costruire le prime segherie e i i mulini dotati di condotta forzata dell'acqua le cui pale venivano alimentate da un getto d'acqua che invece di cadere dall'alto, spingevano la ruota dal basso tramite una condotta chiusa che permetteva di sfruttare, oltre al peso dell'acqua, la pressione idrostatica. I veneziani prelevavano consistenti risorse legnose dalle valli distanti anche diverse centinaia di chilometri dalla laguna ma hanno avuto il merito idi introdurre importanti innovazioni tecnologiche nella lavorazione forestale. Nella segheria di Santa Gertrude fino agli anni ‘80 i contadini della Val d’Ultimo portavano a tagliare la loro legna. Nel vecchio mulino posto accanto è possibile osservare come veniva macinato il grano. Nelle vicinanze si trovano anche tre famosi larici bimillenari a 1.430 metri di quota, presso l'abitato di Santa Gertrude, in un bosco che protegge dalle valanghe, vicino ai masi "Außerlahn". Nel dialetto locale "Lahn" significa valanga. Sono considerati i più vecchi di tutto l'arco alpino e sono fra i più famosi patriarchi arborei d'Italia, ultimi testimoni dei primi insediamenti umani, quando la più interna Val d'Ultimo era ancora popolata da orsi, lupi e linci; un quarto esemplare, di mt. 7,80 di circonferenza, venne sradicato da una bufera nel 1930, su una sezione del tronco vennero contati circa 2.200 anelli di accrescimento. Tutta la cima del larice più alto, che misura 36,5 m per una circonferenza di 7 m, è disseccata, colpita da un fulmine. Anche l'albero più grosso, con 8,34 m di circonferenza ed alto 34,5 m, dalla appariscente escrescenza bulbosa, ha perso la cima. Il larice dalla singolare cavità è invece da generazioni spezzato a sei metri d'altezza: un ramo laterale ha di conseguenza assunto il ruolo di cima e continua ogni anno a germogliare ed ha già raggiunto nuovamente i 22,5 metri. I larici millenari raccontano duemila anni di storia, simboli della tenace volontà di sopravvivenza della natura. E’ l’unica conifera in Europa ad essere verde solo d'estate e il suo legno, ricco di resina, è estremamente resistente alle intemperie tanto da costituire l'elemento caratteristico dei masi. Negli incavi marcescenti degli alberi trovano riparo picchi, civette, martore e pipistrelli. Rappresenta l’avamposto della vegetazione sulle Alpi e, per le sue capacità di adattamento a terreni aridi e battuti dal gelo e su materiale morenico, delimita quindi il confine alberato. Davanti a questi giganti eleganti e protettivi, dichiarati Patrimonio naturale dall’Unesco, si conclude il nostro servizio in Val d’Ultimo, dolce vallata dal nome misterioso e intrigante, affascinante ed estremo, un’apparizione imprevista e remota che sconvolge i sensi e rasserena le menti, da assaporare dopo tutto, al di là del noto, oltre il confine del futile lasciatoci alle spalle per provare l’incanto dell’ Ultimo Eden.



Condividi su :  

Video Correlati

Commenti



* parametri obbligatori

sponsor