'ILOVE COMICO'. PIANETA MALATO E STRAVAGANZE UMANE AL 'RECITAL' DI GIOBBE COVATTA

836 giorni fa

'ILOVE COMICO'. PIANETA MALATO E STRAVAGANZE UMANE AL 'RECITAL' DI GIOBBE COVATTA

4 agosto 2015. Nell'ambito della rassegna " I Love Comico" a Villa Ada esibizione di Giobbe Covatta con il suo 'Recital(dal 2012 al 2112)' sulla sopravvivenza del pianeta nei prossimi cent'anni tra avvertimento preoccupante e divertimento devastante.
 "Recital (dal 2012 al 2112)" a Villa Ada di Giobbe Covatta

Di Sebastiano Biancheri

"Recital (dal 2012 al 2112)" è lo spettacolo che Giobbe Covatta ha portato in scena a Villa Ada il 4 di agosto sotto un’afa insopportabile davanti ad un pubblico vacanziero preoccupato ma non troppo per essere destinatario di profetiche rivelazioni non propriamente rassicuranti sul surriscaldamento ambientale che inevitabilmente riguarderebbe la temperatura corporea di ogni essere vivente. All’interno della rassegna ‘I love comico’ Giobbe ha riproposto con la solita ironia mista ad un sarcasmo velenoso e adeguatamente irriverente la versione riveduta e corretta di ‘Sei(6 gradi)’ , ‘A nessuno piace caldo’ e altro ancora. Sono i temi della sostenibilità e della sopravvivenza di un pianeta proiettato in un futuro ad alto rischio, colpito al cuore dalla scelleratezza di un ospite privilegiato con prosopopea definitosi ‘homo sapiens’ che avrebbe dovuto maneggiarne con cura i destini se non altro per preservare il suo. Gli abitanti di questa landa inospitale sono i nipoti e pronipoti di generazioni che hanno tirato a campare lasciando un’eredità pesante in termini di variazioni allarmanti di equilibrio dei gas serra. La concentrazione in eccesso di alcuni come anidride carbonica e metano sono conseguenza di processi industriali, costruttivi e usi domestici incontrollati che provocano la dispersione nell’aria di gas e polveri inquinanti. Se a questo fenomeno aggiungiamo la riduzione del filtro dell’ozono causato da clorofluorocarburi contenuti tra l’altro nei circuiti frigoriferi e nelle bombolette spray, l’ipotesi di aumento della temperatura di sei gradi nel prossimo secolo è tutt’altro che peregrina. Sono indispensabili decisioni condivise e correttivi immediati che apportino un impiego significativo di energie pulite o rinnovabili. Giobbe accenna al protocollo di Kyoto e all’abbattimento concordato di emissioni di anidride carbonica del 5 % con la solita irresistibile carica di semplificazione dell’evento ridotto a scampagnata fuori porta e visita parenti, una surreale messa in scena tra foto di gruppo, tarallucci e vino e sorpresa finale con la inattesa e irresponsabile rinuncia alla firma di adesione da parte degli americani. La temperatura del pianeta nel 2016 si aggirava sui 16° ma la circostanza sembrava non turbare nessuno nonostante gli scienziati prevedessero un innalzamento fino a sei gradi, letale per la specie umana. Le paure riguardavano piuttosto il lavoro e la salute. A causa della diffusione di virus e batteri la salute era a rischio e l’avventura del ragionier Carmine in ospedale a Napoli diventa il pretesto per una odissea grottesca in un pianeta d’altra natura, la malasanità, fatto di buchi neri e intrecci paradossali. Un momento di umorismo viscerale e la caricatura che investe problemi endemici mai risolti ne dilata in burla gli effetti e mette in berlina con gergo colorito inefficienze e inconsistenze di classi politiche imbelli e amministratori parassiti e gaudenti. Ogni argomento da Giobbe è visto in chiave surreale. il suo è intrattenimento tra impegno sociale e beffarda ricostruzione senza esclusione di colpi. Dà della divulgazione scientifica, geografica e antropologica un’interpretazione piacevole e scanzonata, scientificamente solida e intransigente che mette in guardia da imbonitori rassicuranti senza scrupoli, pompieri a corto di idranti mentre la casa comune brucia. E’ un rosario di misteri dolorosi sgranati e raccolti in un compendio di aneddoti irresistibili e pungenti. L’obsolescenza programmata del mercato globale, la parabola di Peppe o’parulano’(il fruttivendolo) e l’Angelo, la montagna di ‘monnezza’ il cui smaltimento è meno redditizio della produzione e le responsabilità del mercato le cui imposizioni insinuavano abitudini e comportamenti subumani. Un caleidoscopio di vizi, aberranti veicoli di una prematura autodistruzione di massa. La contrapposizione fra i due emisferi, il mondo occidentale vecchio e logoro che troppo tardi vuole salvarsi senza merito e si compatta contro il terzo mondo sfruttato che incalza sempre più disperato. L’abnorme sproporzione delle pene è una delle tante stranezze di una inverosimile disuguaglianza e l’inevitabile riferimento a politici nostrani è un atto dovuto. La presunzione di essere migliori, la paura del diverso da noi, il rischio xenofobo che ci attanaglia in queste ore è mirabilmente reso da Giobbe nell’omaggio a Berchtold Brecht. Il ritorno di Gesù sulla Terra fermatosi a Eboli a raccogliere pomodori e rimpatriato tre volte in Palestina è la conferma del terribile errore commesso da Dio con gli umani. Ecco infine i gironi infernali danteschi a suggellare il castigo finale che fa giustizia delle ignominie e dei tanti guasti arrecati dall’egoismo e dalla vanità oltre limite. Vi trovi i penitenti irosi, accidiosi, superbi, lussuriosi, pedofili. Supplizi che non risparmiano nessuno e il Cavaliere per eccellenza è il dannato privilegiato di Satana. Ancora una volta Giobbe Covatta si rivela l’intrepido testimone del nostro tempo, difensore dei deboli e di chi non ha voce, lucido e istrionico, un provocatore che scuote le coscienze e ammonisce l’uomo con umorismo tagliente e senza sconti. Credibile e magnetico, apparso sul palco di Villa Ada scalzo e con un camicione a dir poco dimesso, francescano laico con la sola forza della parola. Ma è Parola di Giobbe.  

 



Condividi su :  

Video Correlati

Commenti



* parametri obbligatori

sponsor