' I LOVE COMICO' A VILLA ADA. FRANCESCA REGGIANI INCANTA IL PUBBLICO ROMANO

839 giorni fa

' I LOVE COMICO' A VILLA ADA. FRANCESCA REGGIANI INCANTA IL PUBBLICO ROMANO

Nell'ambito della rassegna 'I Love Comico' di Villa Ada a Roma in programma dal 1 agosto al 5 settembre 2015, avvincente performance di Francesca Reggiani che ha esibito la solita graffiante ironia tra esilaranti imitazioni e satira del costume di una Italietta ai minimi termini.

 di Sebastiano Biancheri

‘Francesca Reggiani Show’ alla rassegna ‘I love comico’ incanta il pubblico romano

Il sindaco Marino è il primo malcapitato ospite del repertorio inesauribile di una Francesca Reggiani in gran spolvero ieri sera 3 agosto 2015 esibitasi nello scenario quasi, per via delle zanzare, fiabesco del laghetto di Villa Ada e nonostante ogni tentativo messo in atto dalla geniale rimappatura della viabilità dell’Amministrazione capitolina che ha disorientato la beniamina di tante trasmissioni cult della televisione di satira e costume. Accortasi di avere ‘imboccato’ una sequenza interminabile di percorsi sbagliati solo all’altezza della variante di Mestre, si è scusata che poche centinaia di metri dai Parioli divenute alcune centinaia di chilometri abbiano impedito il puntuale incontro con il pubblico. E’ l’abbraccio che familiarizza e rassicura entrambi, un prologo ammiccante di questa signora affabile e bonaria che con aria sbarazzina e scanzonata imbraccia la mannaia implacabile che la accompagna sin dagli esordi della mitica e rimpianta ‘La TV delle ragazze’. E’ una città sporca e senza guida quella in cui viviamo, alla mercé di avventurieri e gente di malaffare ma gli unici che minimizzano un tracollo che pare irreversibile e senza speranza sono loro, i rappresentanti delle istituzioni indecenti e patetici nei loro sproloqui. Francesca racconta la caricatura di una catastrofe conclamata. Negozi che spariscono insieme al caro posto fisso. Tagli alla spesa pubblica e alla persona fisica. Il proliferare dei Discount abbatti crisi. A darsi risposte certe a perplessità ed interrogativi inquietanti sono i cittadini che subiscono schiaffi quotidiani anziché ricevere provvedimenti adeguati alle imposte che pagano. Da qualche anno ormai il condizionale è coniugato stabilmente ad una diffusa espressione di precarietà a cui siamo rassegnati. Il nostro è però il paese del bengodi per i senzaregole e chi trasgredisce di più rimane più impunito mentre la Gabanelli prova invano ad arginare gli abusi e rischia di vivere sotto scorta. Il bombardamento dei media che suggerisce e spesso impone comportamenti diametralmente opposti al buon senso smarrito ha l’effetto di allevare una generazione di giovani somari a suon di profitti. Fra le nuove professioni di un Italia che fatica c’è il tronista, l’invenzione geniale di Maria De Filippi e fra i programmi di maggior successo quelli dove la gente sparisce o si indaga sul colpevole, tanto per appagare un voyeurismo di massa che allontani la monotonia del quotidiano. Ma le vere star sono i politici che non lavorano ma in compenso frequentano la scuola della vanità e il corso di stile ladylike di una Alessandra Moretti anti Bindi colpevole di mortificare la bellezza e per questo meritevole di rottamazione. La nuova filosofia di vita deve fare i conti con l’estetista. Le pompe di benzina fai da te prolificano come i congegni sempre più sofisticati per alleviarci l’esistenza. Poco importa se devi memorizzare un manuale di informazioni cifrate, semini la casa di foglietti salva vita e a volte scambi la tessera punti del supermercato per il Bancomat. A questo calvario assistono arrancando gli anziani che tendono ad autoeliminarsi dalla lotta per manifesta inferiorità, travolti dal progresso incompreso e rottamati per naturale selezione della specie. Il delirio è servito e non puoi farne a meno. Il video che segue mette in evidenza le indomite energie di due donne sempre in piedi nonostante i terremoti e la guerra civile che impazza intorno a loro; è da videoteca della comicità dell’orrore in cui cinismo e senso della posizione sono strumenti conferiti alla brama di successo senza sconti. Più che una imitazione è riproduzione sontuosa degli originali. L’intervista congiunta alle sosia di Elisabetta Tulliani, consorte di Gianfranco Fini, e Carla Bruni nel faccia a faccia stile Iene è la ciliegina su una torta per palati sopraffini, la parte centrale, il cuore cremoso, estremo, di una bomba dai gusti forti e incline alle riflessioni cupe. Un duello all’ultimo affronto fra le due primedonne che è godimento dei sensi e segna la performance di un’ora e mezza di grande satira. A seguire, e a far da disappunto, l’amara constatazione delle opportunità della vita che nella donna si riducono con l’avanzare del tempo mentre le voglie, i tradimenti con partner di 20 anni più giovani, e le inevitabili menzogne dell’altro sesso sono favoriti dalle stranezze (‘…Io ti amo ma faccio sesso con tutte le altre …‘) che lo connotano oltreché dall’imbarazzo della scelta di un campionario da collezionare notoriamente in esubero di genere. La donna tradizionalmente è meno propensa all’azzardo e se le carte raggiungono anche solo di poco la sufficienza, ‘sta’, si tiene ‘il suo’ senza pescare nel mazzo delle ulteriori sorprese. La dimostrazione di come gli sms e il mondo virtuale possano destabilizzare una relazione in cui la diffidenza e la morbosità sono comunque protagonisti assoluti per superficialità intrinseca e mancanza di comunicazione, prelude al capitolo del ‘come siamo diventati’ magistralmente eseguito dall’estro di Gianluca Giugliarelli. L’uomo separato dopo 13 anni di sofferenza da matrimonio, ormai socialmente ed economicamente irrilevante, spolpato di ogni bene, barbone all’addiaccio, sostiene una donna che dopo 16 anni di interventi plastici è irriconoscibile e la cui altra identità reclama davanti al giudice per sospendere l’iniquo mantenimento coniugale. Il finale è l’appropriato riconoscimento per quei tanti, troppi, mammoni nostrani che si ostinano a cercare protezione e affetto materni non avendo mai staccato il cordone ombelicale né con il ricordo del primo amore. La variante poco perseguita di anomale attenzioni verso l’altro universo gentile è considerata da alcuni ‘accanimento terapeutico’. Quando il cocco si fidanza va in ansia, iperidrosi e onicofagia e l’unica cura sarà sempre e comunque la trappola del suo bene rifugio. Ma la sincerità lo spingerà a dire a te, compagna provvisoria mai legittimata, che gli ricordi la madre. A questo punto tu non ti arrabbierai più quando cotanto uomo ti dirà ‘che sei una stronza’. Sarà un raro momento consolatorio di una vita di solitudine al femminile. Così si conclude la garbata lezione di comicità pungente e intelligente di una interprete magistrale che tratteggia con la forza dell’ironia l’attualità di un privato in balia delle incomprensioni di coppia, di un presente su misura per facili millantatori, di un futuro prossimo tradito e negato ai giovani, a crescita zero, fatto di tanti vecchi che comprano macchine nuove.



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