IL MONDO DI SHAKESPEARE AL TEATRO DELLE MUSE DI ROMA A CURA DI 'KAIROS TEATRO'

881 giorni fa

IL MONDO DI SHAKESPEARE AL TEATRO DELLE MUSE DI ROMA A CURA DI 'KAIROS TEATRO'

‘Sogno gelosia amore e tormento’ al Teatro delle Muse di Roma.

di Sebastiano Biancheri

Il 10 e 11 giugno al teatro delle Muse di Roma l’Associazione teatrale Kairòs ha messo in scena ‘Sogno gelosia amore e tormento’ , forma di rappresentazione composita, un’epitome di commedia e tragedia insieme, ispirata all’opera del sommo drammaturgo inglese William Shakespeare. L’adattamento e la regia appartengono a Pietro Panzieri e Fiorella Arnò, fondatori e direttori di questo caposaldo di formazione teatrale per apprendisti e cultori della classicità di evasione nel cuore di Montesacro. Si tratta di un meritevole saggio di fine corso eseguito con impegno condiviso, vaglio scrupoloso e fedeltà allo spirito originale rappresentato dagli allievi con ritmo incalzante, ironia e giocoso stupore . Uno spettacolo intenso e ben orchestrato affrontato con versatile disposizione dai protagonisti e che ha reso a pieno l’attualità di colui che per la caratterizzazione dei personaggi e la profonda esplorazione dei temi trattati è a giusta ragione definito precursore per del teatro moderno. ‘Un viaggio tra le opere di Shakespeare’, come enuncia l’esergo, che esplora fantasie e misteri, aberrazioni e insanie, forze oscure e passioni devastanti. ’Affideremo la fortuna di una battuta all’orecchio di chi ci ascolta, mai alla lingua di chi la dice. Spiegheremo i misteri delle cose come fossero segreti messaggeri della verità’ . La Branle des cheveaux, melodia composta nel XVI secolo dal presbitero Thoinot Arbeau, cultore di danze medievali e rinascimentali, è l’ouverture che accompagna la prima scena, quasi un quadro di William Hogarth che raffigura una compagnia squinternata di commedianti accampata in un villaggio qualsiasi della campagna inglese. Devono decidere quale spettacolo dedicare ai duchi il giorno delle nozze e il capocomico, lo Stira( interpretato da Sandro Ciaccarini), entrato in confusione contagiosa con le parole trasformate in ibrido, propone di scegliere provando entrambi i generi , mescolandoli a piacimento, come si conviene a degli attori veri, poco importa se strampalati e in disaccordo su tutto. Il mito di ‘Piramo e Tisbe’ celebrato da Ovidio nelle Metamorfosi apre la lista e, nel bisticcio sui ruoli, è evocato a mo’ di farsa, fra il grottesco e il semiserio. La ‘bizzarra idea’ dei teatranti è in realtà il racconto fantastico del magico mondo dell’Autore, della consapevolezza dell’ingratitudine e della follia umana. Il conte di Loucester, la cui profezia è resa con enfasi dalla brava Caterina Lauro, è vittima inconsapevole dell’inganno del figlio bastardo Edmund ma è soprattutto il referente della metafora di re Lear, dell’abiezione degenere, della disperazione e della follia universale. ‘Queste ultime eclissi di sole e di luna non presagiscono nulla di buono: sebbene la scienza possa spiegarle in un modo o nell’altro, tuttavia la natura ne subisce gli influssi. Gli affetti si raffreddano, le amicizie si spezzano, i fratelli si separano; sommosse nelle città; discordie nelle campagne e tradimenti nei palazzi e rotti tutti i legami, il padre contro il figlio e il figlio contro il padre.’ Parole che esprimono la fragilità e l’angoscia del genere umano, i guasti dell’odio distruttivo ma anche l’immensa pietà del drammaturgo verso le passioni incontrollate dalla mente. ‘…E allora, chi ci governa? ’ Tre streghe (Ilaria Brosca, Antonietta Cavaliere e Anna Laura Chierichetti), tre squallide presenze appaiono a Macbeth nella brughiera scozzese e gli predicono un destino oscuro: ’ è brutto il bello, è bello il brutto ‘. Sono l’incarnazione del male. E’ la tragedia dannata che incombe. Macbeth (Enzo Iacovelli) è personaggio ambiguo soggiogato da Lady Macbeth (Paola Verrecchia), donna ambiziosa e assetata di potere; sarà lei a convincere il marito, tormentato ma non incline al pentimento, a commettere il regicidio nei confronti di Duncan. E’ la volta di Sir John Falstaff (Fabio Del Bravo), panciuto cavaliere spaccone in cerca di avventure galanti. Personaggio goffo e tragicomico de “Le allegre comari di Windsor”, alla conquista di due belle e virtuose dame, Alice Ford (Daniela Busenti) e Meg Page (Claudia Bernini) sposate a ricchi borghesi, veramente ‘the merry wifes’ e non gossip che si prenderanno gioco di lui. Falstaff è figura complessa in cui opera la commistione di generi adottata più volte da Shakespeare. Nonostante il profondo rispetto verso il sovrano, in “Enrico V” verrà bandito dalla corte del re ex compagno di bagordi per frequentazioni inopportune, subirà in tal modo il disonore del ripudio e morrà tragicamente per il dolore. ‘Il mondo è tutto un palcoscenico e tutti gli uomini e le donne semplicemente attori. Hanno le loro uscite ed entrate di scena in un arco di tempo che dura tutta una vita.’( monologo della commedia pastorale “Come vi piace” atto II, scena VII) , ammonisce la triade malefica. E i commedianti del ’Sogno di una notte di mezza estate’ irrompono di nuovo sulla scena e ripropongono il tormentone delle parti di ”Piramo e Tisbe” che a fatica il Sega riesce ad assegnare ad ognuno, fra lo sconcerto e la riluttanza dei protagonisti. Le pene d’amore di ‘Giulietta’ (Chiara Palmitessa) al compimento del suo quattordicesimo anno di vita confidate alla fedele nutrice (Anna Laura Chierichetti) che , restia per civettuola indolenza, asseconda infine le insistenze della fanciulla favorendo l’incontro fatale. La sua considerazione sa di premonizione: ‘L’Amore non guarda con gli occhi ma con gli affetti, perciò Cupido viene dipinto bendato. L’Amore non ha il gusto del distinguere. Alato e cieco, è tutta foga senza giudizio e perciò si dice che l’amore è un fanciullo. Nelle sue scelte sbaglia quasi sempre.’(da “Sogno di una notte di mezza estate” atto V, scena I) . Si dà quindi compimento alla beffa ordita dalle dame Alice e Peg contro sir John Falstaff con il fallito tentativo della cesta adibita a nascondiglio e l’irruzione di un indemoniato sir Ford (Alfredo De Raffaele) che rincorre a bastonate il malcapitato pretendente travestito da vecchia fattucchiera. Il disperato monologo di Ofelia (”Amleto” atto IV scena V) è una delicata elegia descritta dalla figura femminile più misteriosa concepita da Shakespeare, eterea e candida, fragile e limpida, delusa e folle per la morte del padre Polonio ed il rifiuto d’amore frainteso di Amleto. ‘Dov’è la graziosa maestà di Danimarca?’ è il lamento struggente per un dolore impossibile da contenere. Caterina Lauro è una tenera, farneticante Ofelia. La presenza del coro trepidante (Ilaria Brosca e Sandro Ciaccarini sono i reali di Danimarca) fa da controcanto del dramma. Dopo aver dispensato erbe e fiori , Ofelia si accascia e muore. ‘Il niente che ha detto è più che tutto ’ è la commemorazione del re che vale più di un epigrafe. L’elogio dei sogni, tratto dai Sonetti, è un cammeo di rara intensità narrato con grazia da Paola Lagonigro. Nel sogno si placa la follia umana e l’anima si manifesta. ’I giorni sono notti buie e le notti sono giorni luminosi’. Imperversa quindi il folletto dispettoso e impertinente Puck (Chiara Palmitessa) del ‘Sogno’ i cui incantesimi annebbiano la mente e confondono gli amanti. Il matto di ‘Re Lear’ è la follia che permetterà al sovrano di vedere. Il Matto (Francesco Varani) è la pazzia di Lear, è la metafora della sua saggezza, è la consapevolezza ed è il rimorso del proprio errore di giudizio, della propria "cecità", e appunto della propria follia. “La bisbetica domata” è una commedia di tradizione elisabettiana ma che sospende giudizi affrettati e descrive in tono farsesco il contrasto, la trasformazione nel tempo e il rovesciamento dei ruoli dei personaggi in campo. Il primo incontro tra Petruccio (Alfredo De Raffaele), rude e scherzoso gentiluomo veronese, e Caterina (Viviana Pintucci), scontrosa e poco accondiscendente figlia di Battista (Enzo Iacovelli), mercante padovano disposto a sacrificarla come merce, è scontro fisico e verbale che orienterà il ménage. L’ impudenza di Petruccio giunge al punto da presentarsi alle nozze in ritardo e trasandato, assoluto dominatore che ha raggiunto lo scopo. Gianluca Fioravanti è Biondello, il servo oratore che narra la vicenda delle nozze. Il finale riserva prospettive che inducono a riflessioni diverse. Finalmente i commedianti litigiosi e scombinati, caratterizzati da nomignoli bislacchi, Il Sega (Francesco Varani),il Fruga (Andrea Rosola) e il Chiappa ( Fabio Del Bravo) raggiungono l’accordo e ridefiniscono il copione; la surreale rappresentazione di “Piramo e Tisbe” può aver luogo e il teatro nel teatro, tra parodia e pantomima, muta il dramma in farsa perché la realtà è illusione. "All the world's a stage and all the men and women merely players" (commedia pastorale “Come vi piace” atto II, scena VII), appunto. L’esilarante scena del Chiappa indispettito con la testa di somaro che rientra circondato dalle streghe urlanti avrebbe la bonaria approvazione dell’Autore. Il gioco si rinnova e le presaghe di sventura introducono l’ultimo atto. Il sacrificio di Desdemona (Paola Lagonigro) impreziosisce un adattamento davvero pregevole. Il dramma della gelosia (Otello è Roberto Pasetto), un ordito di intrighi e menzogne, il sospetto, le passioni laceranti e i sentimenti più cupi , l’amore incondizionato e la malvagità altrettanto seducente. Otello e Desdemona sono i contrafforti del Bene e del Male su cui l’Uomo edifica il proprio Destino e le sventure hanno origine da una rete di simulacri che tendono a sostituire il reale, così come la deriva tragica è prodotta dalla mente di Iago (Francesco Varani) incapace di amare e in preda a fantasmi generati dalle proprie pulsioni incontrollate. “L’Otello” è la sublimazione di Eros e Tanatos indissolubilmente avvolti in un turbinio senza risposte dove la nemesi non colpisce il colpevole. Nella scena conclusiva Emilia, consorte di Iago, è A.L.Chierichetti. ‘Spèngiti, breve candela, la vita non è che un'ombra che cammina, un povero commediante che si pavoneggia e si agita sulla scena del mondo per la sua ora e, poi, non se ne parla più. Una favola raccontata da un idiota che non significa nulla.’ Il monologo dal “Sogno…” è declamato con ardore da Enzo Iacovelli. Chiude la esemplare rappresentazione la scena della tempesta, allegoria della condizione umana e dell’universo incomprensibile, invocata da re Lear nella seconda scena del terzo atto. ‘Soffiate, venti, e rompetevi le guance! Infuriate! Soffiate! …E tu, tuono che tutto scuoti, spiana la spessa rotondità del mondo, infrangi gli stampi della natura, distruggi tutti i semi che fanno l'uomo ingrato!’ Il re è ormai spodestato e l’ordine divino è stato sovvertito dall’uomo, le brame di potere hanno prevalso, così come le forze del male. Nell’urlo sovrumano re Lear (Fabio Del Bravo) ritrova mente e coscienza spogliate dei sentimenti fuorvianti e una diversa follia gli permetterà di giungere alla radice della natura umana. Un allestimento interessante di una compagnia formata da giovani attori dilettanti, alcuni davvero promettenti, sui testi sacri del più grande drammaturgo di sempre. Preparati e guidati con paziente dedizione e grande professionalità dai maestri Fiorella Arnò e Pietro Panzieri, e che segue di un anno la scoppiettante e divertente performance di “Soggetti smarriti”. Un seme che fruttifica perché Kairos Teatro è davvero laboratorio di vita e viatico per anime alla ricerca di dimensioni inesplorate tra le pieghe del vivere che coltivano nel confronto il proprio benessere e la proprie attitudini recondite. La scoperta di sé riflessa negli altri è un’esperienza stimolante dove nulla è scontato, è la miglior proposta di autostima che il gioco della vita mette a disposizione del libero arbitrio di ognuno, senza inganni, poiché asseconda la natura e la valorizza nel rispetto del limite.



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