LA FESTA DEI POPOLI NEL NOME DELL'ACCOGLIENZA E DELLA SOLIDARIETA'

912 giorni fa

La Festa dei popoli nel nome dell’accoglienza e della solidarietà

di Sebastiano Biancheri

Sulla piazza antistante la Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma domenica 17 maggio 2015 si è svolta la XXIV edizione della 'Festa dei popoli' , manifestazione organizzata dai Missionari Scalabriniani in collaborazione con gli Uffici Migrantes e Caritas della Diocesi di Roma e le Comunità Etniche presenti sul territorio. La festa è un significativo momento di ecumenismo, di incontro gioioso e di dialogo tra culture e tradizioni diverse nel segno della solidarietà autenticamente missionaria. Nata nel 1991 in ambito parrocchiale nel quartiere romano di Valmelaina per l’iniziativa di padre Gaetano Saracino, all’epoca chierico, e di altri confratelli scalabriniani della chiesa del SS Redentore, esprimeva il desiderio e l’urgenza di uscire dai confini ecclesiastici locali e far sedere ad un’unica mensa i tanti battezzati venuti da lontano. Il sogno è divenuto negli anni una concreta sfida vincente di ecumenismo autentico e crescente ed ha riunito comunità nuove di emigrati, fino a diventare una festa diocesana e a ottenere una sede suggestiva e significativa come la Basilica San Giovanni che ospita l’evento dal 2005. Dalle 9 e fino a tarda sera l’intera piazza è stata un festoso tripudio di colori e sapori, in una mescolanza di idiomi e dialetti, stand di accoglienza, culturali e gastronomici, associazioni multietniche a rappresentare l’intero pianeta emergente: Mauritius, Madagascar, Filippine, Romania, Paraguay, Bangladesh, Ucraina, Brasile, Congo, India, Polonia, Colombia, Nigeria, Cina, Slovacchia, Bolivia, Ghana, Albania, Perù, Costa d’avorio, Sri Lanka, Italia, Ecuador, Libano, Indonesia, Rep. di Moldavia, Guatemala, Etiopia, Eritrea, Egitto, Siria. Ad accogliere in piazza la gente con un proprio stand il personale sanitario dell’associazione Medicina Solidale, che ha visitato gratuitamente chiunque si presentasse al presidio e che dal 2004 offre assistenza sanitaria gratuita nella zona di Tor Bella Monaca e Tor Marancia a tutti, cittadini indigenti ed immigrati in evidente difficoltà. E poi la Chiesa in primo piano, come spesso accade nelle terre dimenticate dalle ipocrisie di comodo che disdegnano tragedie epocali, lontano da isole felici e dalle menti che non vedono, la Chiesa evangelica che esce dalla torre d’avorio e dall’ombra degli intrighi e va incontro alla gente per trovare il suo contesto naturale, la ragione e lo scopo di una missione universale, la sola riconosciuta da un papa che l’ha nutrita di linfa primigenia. Lo slogan della festa di quest’anno, spiegano gli organizzatori, è appunto «Chiesa senza frontiere» e fa proprio il messaggio annunciato da Papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato : «Il carattere multiculturale delle società odierne incoraggia la Chiesa ad assumersi nuovi impegni di solidarietà, di comunione e di evangelizzazione. Qui si innesta la vocazione della Chiesa a superare le frontiere e a favorire il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione per passare ad un atteggiamento che abbia alla base la “cultura dell’incontro”, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno». L’omelia tenuta dal cardinal Francesco Montenegro durante la liturgia eucaristica delle ore 12 va nella direzione che il suo apostolato promuove: un mondo che respinge e che tiene le distanze e guarda gli altri con perplessità non è il mondo che dobbiamo costruire. Dobbiamo saper ‘rischiare’ l’accoglienza e trovare il giusto spazio nei crocevia ecclesiali e sociali, tutti insieme, abbandonando il pregiudizio. L’immigrazione da intendere come risorsa e non come problema per la nostra sicurezza è il monito che Lidia Borzì, presidente di ACLI Roma, fra i promotori della festa, rilancia con forza in una giornata che valorizza lo scambio e l’incontro fra culture diverse perché i segnali delle nostre periferie non vengano minimizzati ma raccolti ai fini della comprensione di un fenomeno allarmante che si affronta con il dialogo e con adeguate soluzioni strutturali comuni che riducano il degrado e favoriscano la solidarietà. Con questo spirito ACLI è dedita all’integrazione effettiva e intercetta sul campo migliaia di immigrati e organizza corsi di italiano e di inserimento lavorativo e questa giornata ne ha riaffermato la vocazione al proselitismo solidale. La manifestazione è proseguita per l’intera giornata con conferenze e dibattiti, laboratori e workshops, giochi ed animazione. Molte le autorità e le delegazioni di ambasciate che hanno fatto visita agli stand. Un momento di divulgazione culturale che ha consentito di far conoscere il valore e la ricchezza di popoli dalle civiltà millenarie, come quella cinese, indiana e dei paesi sudamericani rappresentati in forze e da tempo stanziali e desiderosi di integrazione alla pari nel nostro paese, con comunità operose che rimpinguano sensibilmente il nostro Pil. Dalle 15 in poi di grande effetto multicolore gli spettacoli folcloristici nei variopinti costumi tradizionali proposti dal palco allestito per l’occasione, tra danze e canti e degustazioni gastronomiche di ogni genere. C’è quasi sempre grande consapevolezza e voglia di reciproca accettazione e laboriosa interazione in queste genti migranti e se assistiamo di frequente a fatti di ordinaria follia che coinvolgono cittadini stranieri e fanno clamore per la loro gravità, beh, questo io penso che sia espressione di una società composita in profonda trasformazione a cui dobbiamo guardare con attenzione e contrastare senza isterismi. Ogni fenomeno sociale di proporzioni ormai va studiato e inquadrato nella sua complessità in una dinamica di effettiva cooperazione transnazionale. Credo che la nostra occidentale sia una civiltà malata e impreparata a gestire flussi tanto cospicui e a differenziarne le risposte sia in termini di legislazione che operativi. Se non si correrà prontamente ai ripari con regole e strumenti equi che legittimino soluzioni condivise e responsabili, da valere per tutti, saremo sempre più alla mercé di propugnatori di fumo in un deprecabile clima di caccia alle streghe. In una città dove gli italiani di seconda e terza generazione parlano la nostra lingua spesso con un lessico più disinvolto e con una appartenenza alla cultura che li ha accolti più autentica perché più sofferta e meno scontata, la Festa dei popoli deve far riflettere gli agnostici e i codardi sul significato provvidenziale di queste migrazioni che a volte tolleriamo con rancoroso fastidio, spesso giudichiamo con insofferenza e sospetto, le acconsentiamo con opportunismo per le cure dei nostri anziani e malati e la manovalanza in nero, quasi mai le viviamo come un seme di speranza.



Condividi su :  

Video Correlati

Commenti



* parametri obbligatori

sponsor