IL VOLO DI ICARO

973 giorni fa

IL VOLO DI ICARO. “…I piedi nel borgo, la testa nel mondo”. La storia negata di un italiano illustre.

23/03/2015. Tributo  di Sebastiano Biancheri nel  103esimo anniversario della nascita di un italiano illustre.

Nasce all'alba del secolo scorso da famiglia borghese. A quattro anni perde il padre e cita a memoria alcuni passi della Divina Commedia; declama, oltre al Sommo Poeta, Petrarca e Leopardi e ne incide i nomi sul bordo del camino di cucina. Nel mentre non trascura i giochi da bambino tra ricostituenti e olio di fegato di merluzzo e rivela ben presto, oltre ad un ingegno portentoso, una natura di monello scherzoso, affabile e cordiale. A sei anni prende la licenza elementare e a quattordici compone il sonetto a Dante, vibrante inno all'amor di patria e all'impegno civile. A sedici anni si iscrive alla facoltà di Lettere presso la Sapienza di Roma e l'anno dopo dopo inizia la collaborazione al fascicolo dedicato a Leonardo da Vinci per Nouvelle Révue d'Italie con due saggi bibliografici redatti in francese. A vent'anni legge speditamente l'inglese e il tedesco, in parte lo spagnolo, oltre che il francese, per una naturale tendenza ad approfondire un modello di cultura globale che gli appartiene naturalmente. Si laurea a ventuno anni, tardivamente per le sue consuetudini; è insofferente agli studi accademici, come confesserà più tardi. "Gli studi: anni tristi: la audizione universitaria l'ho odiata, appena capita." Avvia stabilmente l'attività di recensore nell'ambiente de 'La Cultura' di Cesare De Lollis, suo mentore, maestro di vita e di lettere, dove l'esercizio letterario è inteso come impegno etico e l'ideale umanistico della cultura, profondamente legato alla civiltà classica, è comunque intriso di attualità politica . 'La cultura' rappresenta uno strumento di rinnovamento di metodi critici e di apertura verso la cultura europea ma anche fucina delle più fervide menti della giovane critica letteraria italiana, a cui lui appartiene di diritto insieme a Mario Praz, Bruno Migliorini, Cesare Pavese, Leone Ginzburg e Arrigo Cajumi, per citarne alcuni. Fautore di un liberalismo dell'avvenire senza compromessi, ancorché venato di pessimismo verso la concreta attuazione degli ideali risorgimentali, guarda al realismo giolittiano e al socialismo come espressione del liberalismo del mondo moderno. Incontra Benedetto Croce a ventun anni e approda quindi alla pressoché definitiva formazione del proprio pensiero intellettuale; riconosce in lui 'il restauratore' della ragione e nella visione storicistica crociana la soluzione politica ai problemi irrisolti nazionali; mantiene comunque autonomia di giudizio astraendosi da alcune posizioni politiche e concezioni estetiche del filosofo. La sua indagine filologica è sempre ispirata da una fede nella critica letteraria come strumento di interpretazione delle forme estetiche che tenda ad una corretta comprensione e sistemazione storica del testo. Ha una irrequietezza di pensiero tale che i suoi colleghi lo rimproverano di disperdere in mille rivoli quelle pur prodigiose energie: si occupa, oltre che di critica letteraria e di studi teorici, di problemi del Risorgimento, di cronaca politica. Un'ansia di conoscenza che è a volte smarrimento lo porta a rimodulare alcune convinzioni politiche al punto da far apparire come ambigui o equivoci atteggiamenti coerenti invece con la propria tensione intellettuale e con la natura fenomenologica di avvenimenti storici pressanti suscettibili di approfondita esegesi. Rifiuta ogni retorica demagogica. Abbraccia il liberalismo gobettiano e l'attenzione ai problemi delle masse. Accoglie il germe del meridionalismo di Salvemini e Fortunato. Interpreta la pratica del cristianesimo in senso calvinista per realizzare uno stato liberale fondato sugli ideali irrisolti del Risorgimento. Pur nella parziale comprensione del pensiero di Cavour, riesce a conciliare il suo fervore di credente con la volontà laica di superare i condizionamenti imposti dalla Chiesa. Insieme a Luigi Russo,Natalino Sapegno, Umberto Bosco, Mario Fubini inaugura i primi esperimenti di critica stilistica, alla ricerca delle strutture formali del costrutto letterario intese nella concreta qualità di fenomeni espressivi. Determinante è l'apporto della sua breve ma densa vicenda di storico della letteratura consegnata, come illustra il Sapegno "ai due libri sul Carducci e sul Parini...e al saggio sulla poesia del Pascoli, rimasto interrotto al momento della morte..." Siamo di fronte ad "una ricostruzione diacronica di fatti stilistici che si determinano e si modificano sempre in rapporto con il mutarsi dell'ambiente storico-culturale. Tutta la sua ricerca voleva essere una risposta alla tesi crociana dell'impossibilità di descrivere una storia, altro che individualizzante e monografica, dei fatti artistici...quell'esigenza di storia...era in sé ben legittima, e vale anche per noi."(Natalino Sapegno). Fonda a ventisei anni la Biblioteca Editrice che pubblica la collana dei Quaderni Critici, ventuno opere che raccolgono gli autori più illustri della cultura italiana votata all'Europa. E lui, gracile ragazzo di provincia, smaliziato e onesto, semplice e sorridente, intellettuale senza inchini, etico ed eretico, che mai disdegna l'allegra compagnia e le corse in bici , ha una vivacità e curiosità profonda che travalica i confini nazionali, ha un respiro premonitore del vento d' Europa . Veramente un ingegno prorompente con 'i piedi nel borgo e la testa nel mondo' . Salvatore Valitutti ebbe a dire che, se l'illustre critico napoletano Francesco De Sanctis fosse morto a ventotto anni, la sua esistenza sarebbe rimasta muta ed ingloriosa. Domenico Petrini muore il 12 gennaio del 1931 di endocardite maligna a Rieti, sua città natale. Era nato il 25 marzo 1902. Non ha ancora ventinove anni. John Keats,uno dei principali esponenti del romanticismo muore nel pieno della maturità nel 1821 a soli venticinque anni. Il poeta e filosofo Percy Bysshe Shelley, uno dei più grandi lirici romantici, muore a trent'anni nel 1822 annegando nel golfo di Lerici. Giacomo Leopardi scrive L'infinito e La ricordanza(Alla luna) a ventun anni, A Silvia a trenta e Le ricordanze, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio a trentuno, infine Il canto notturno di un pastore errante dell'Asia a trentadue. Muore di asma a trentanove anni nel 1836. Goffredo Mameli, poeta e patriota, muore non ancora ventiduenne durante l'assedio e la difesa di Roma nel 1849.

 


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