GIANCARLO MAGALLI AL TEATRO 'MANZONI' DI ROMA IN 'LA BOTTA IN TESTA'

1059 giorni fa

GIANCARLO MAGALLI AL TEATRO 'MANZONI' DI ROMA IN 'LA BOTTA IN TESTA' Dal 25 novembre al 21 dicembre 2014  è andato in scena lo spettacolo "La botta in testa", dramma comico di Ninni Pingitore con Giancarlo Magalli.

 

‘La botta in testa’ al teatro Manzoni di Roma

Recensione di Sebastiano Biancheri

Dal 25 novembre al 21 dicembre 2014 al teatro Manzoni di Roma è andato in scena lo spettacolo ‘La botta in testa’ definito dall’autore e regista, l’inossidabile Pier Francesco Pingitore, con un ossimoro calzante per una trama dai risvolti grotteschi e surreali, dramma comico. Il ritorno alle scene di Giancarlo Magalli dopo trent’anni non poteva essere più divertente. Dopo aver rifiutato proposte che non gli somigliavano e non erano in linea con una naturale disposizione all’intrattenimento leggero e alla bonaria autoironia che il personaggio pubblico dei ‘Fatti vostri’ ormai da tempo interpreta con gradimenti stellari, ha deciso di promuovere un copione a cui pensava da tempo perché il teatro non arricchisce ma riempie il cuore ed è un’opportunità che aggiunge linfa al patrimonio di un attore e lo consacra. L’occasione gliel’ha fornita un autore che rappresenta la quintessenza dello spettacolo nel nostro paese da oltre mezzo secolo. L’argomento è attuale e la vicenda è paradossale ma non troppo e rappresenta la ribellione di chi ha imparato a dire sempre di sì per convenzione e alla fine si redime per convinzione ritrovata. ‘La botta in testa’ è una metafora che racchiude uno spaccato della famiglia e della società in cui viviamo, induce a riflessioni semiserie e incoraggia ad alzare il capo anche quando non appare conveniente farlo perché nel nostro quieto vivere ci sarà sempre una tempesta in atto. La propensione ad accettare compromessi e mortificazioni di ogni genere alla lunga è snervante e l’inerzia non risveglia la nostra coscienza. ‘Curvando la schiena si vive peggio’ dirà ai microfoni di ReteZero il protagonista. E’ questo il monito che sottende la trama. Magalli nella finzione è Giacinto, presentatore televisivo di successo, yesman ‘appecoronato ai poteri forti’, come lo definisce lo stesso attore. Schernito anche da familiari e amici, con una moglie dispotica e fedifraga, un quasigenero citrullo e viziato ed una figlia coatta in preda a deliri anarcoidi, è per di più contornato da persone superficiali che, mentre lo dileggiano per quella forma di servilismo strisciante senza speranza, si fanno beffe del suo carattere affabile ed accomodante imponendogli ogni decisione quotidiana. La resa dei conti giunge inaspettata e sarà favorita da un incidente domestico provocato da una accidentale quanto provvidenziale caduta. E’ la trasformazione che sa di conquista sopita e meditata e per questo ancor più preziosa e tonica e ridarà dignità e rispetto ad un vita nuova. Il finale a sorpresa annuncia quanto siano imprevedibili i disegni del destino e nulla può essere per sempre senza una buona dose di caparbietà e convincimento che rendano improbabili ricadute pericolose. Avere sogni fondanti e fiducia nei propri mezzi e sogni, non omologare mai il pensiero per opportunismo, per non rischiare di essere come arrendevoli canne al vento. Giancarlo Magalli ha accettato la sfida e si è sottoposto a un tour di prove a cui non era più abituato ma il risultato è premiante. Assolutamente a suo agio e convincente nel doppio ruolo, ancora una volta rivela un’autoironia e una grinta indomite: narratore di notizie addomesticate, ‘botte di vino annacquato’ e pantofolaio, pronto a ricredersi in privato pur di non contraddire il potente disonesto ministro agli occhi degli altri, diventa, dopo la cura, un fiume senza argini, il formidabile pubblico censore delle nefandezze dei medesimi loschi figuri alla fine smascherati. Bravi tutti gli interpreti. Bianca Maria Lelli è la scaltra affascinante consorte dispensatrice impenitente di umiliazioni e tradimenti al malcapitato Giacinto. Andrea Carli è l’esilarante damerino, gay presunto per favorire la tresca ; dimostratosi codardo, sarà screditato con gli interessi dal cornuto rigenerato. Federico Perrotta è il solerte poliziotto autore inconsapevole della botta in testa che, per indagare, finisce per scombinare un ménage e un ordine delle cose troppo scontato. Sabrina Pellegrino è Matilde, confidente della moglie, pettegola psicologa e tuttologa, presunta esperta di arte divinatoria a senso unico. Morgana Giovannetti, già Pulcino Pio, è Asia, esaltata figlia di Giacinto, boxeur dalla ‘papagna’ infallibile, un concentrato di espressioni gergali e di movenze scimmiesche. Uno spasso. L’inconciliabile antitesi del padre, al punto da insinuarsi il ragionevole dubbio di legittimità naturale. Sebastian Gimelli Morosini è infine Misha, scombinato fenomeno da circo giustamente in simbiosi con Asia, ‘radiciano’ nonché cultore di Lady Gaga ma soprattutto apportatore di sciagure giudiziarie e notti insonni a carico esclusivo dell’unica persona ‘normale’ della squinternata famiglia. Insomma, risate a gogo per una commedia brillante e spiritosa ben confezionata da Nini Pingitore che tratta argomenti assolutamente attuali e di largo consumo con leggerezza e tanto humour.

 

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