'SOGGETTI SMARRITI' AL TEATRO DELLE MUSE DI ROMA

1129 giorni fa

'SOGGETTI SMARRITI' AL TEATRO DELLE MUSE DI ROMA

di Sebastiano Biancheri

La sera del 4 giugno 2014 al Teatro delle Muse di Roma è andato in scena "Soggetti smarriti", spettacolo di danza e recitazione messo in campo da 22 giovani attori al debutto, inquietante ed esilarante parodia della nostra epoca in chiave di musical theatre proposto dall' Associazione "Kairos" con la regia e l'adattamento di Fiorella Arnò e Pietro Panzieri. "Kairos teatro" è un laboratorio di recitazione e dizione che dal 1997 richiama aspiranti a vario titolo animati da presunta vena artistica da confermare ma soprattutto giovani e meno giovani desiderosi semplicemente di elaborare aspetti del proprio io trascurati o da approfondire divertendosi e facendo gruppo. Il fine didattico che la scuola persegue consente a tutti i candidati, compresi i meno disinvolti e i più insicuri, al termine di un percorso interiore oltreché scenico, intenso e premiante, di sviluppare compiutamente attitudini e desideri inespressi. Ascoltare se stessi e rifletterci negli altri per liberare gradualmente fantasia ed emozioni; così la parte più recondita e più nebulosa dell'io, attraverso la percezione altrui e l'ossservazione del mondo circostante, acquista dimensione nuova e i contorni del vivere appaiono nella finzione realtà giocosa e meno enigmatica. Diciamo subito che l'attualità del tema e la performance esibita da artisti in pectore quasi tutti talentuosi avrebbero potuto contenere una platea ben più consistente e, come spesso accade quando l'atto conclusivo è frutto di impegno serio e ogni singola espressione è movimento corale, l'esibizione dei nostri è stata semplicemente esaltante. Un gruppo affiatato che rafforza l'idea della necessità di promuovere e valorizzare scuole di teatro di livello assoluto come Kairos e di dare impulso in termini di contributi concreti a queste realtà decentrate che costituiscono palestre di cultura che non possono semplicemente sopravvivere di luce propria. Il titolo "Soggetti smarriti" è la metafora dell'inquietudine, delle fobie, delle frustrazioni, dell' aggressività repressa che pervade il vivere quotidiano in una girandola di farneticazioni fuori controllo. Il sipario si apre sulle note di Wendy Carlos da Arancia meccanica di Stanley Kubrick e i danzatori con il volto coperto da maschere mimano rituali di ordinaria eccitazione che scandiscono inesorabili i tempi del non sense al ritmo della William Tell ouverture di Rossini. Tutto il mondo è teatro e tutti noi siamo solo attori che nella parabola della vita rappresentano diverse parti, fino al completo oblio della seconda fanciullezza. Il mistero della nascita, i miracoli evocati e quelli della nostra immaginazione, il dramma dell'incomunicabilità fra sessi e generazioni, i modi di dire ricorrenti privi di senso univoco, gli schematismi e le convenzioni mai indagate sono il repertorio della natura umana con i suoi limiti, fallimenti e speranze. Il teatro dell'assurdo di Ionesco e l'arte provocatoria del surrealismo di Jodorowsky, la psicoanalisi di Freud e Klein sono il fil rouge della rappresentazione. La scena dello scambio di fazzoletto, la finzione divertita e paranoica di identità allucinate, la metamorfosi persecutoria del pelo immondo. E ancora le invettive del branco con sottofondo di "I got you(I feel good)" di James Brown, l'ipocondria, il ribrezzo sensoriale associato a presenze disgustose e roditori in rivolta, le espressioni abusate dai significati stravolti dalle circostanze (...le piccole cose che amo di te.), gli equivoci che la parola ingenera e le disillusioni laceranti. La rapina che non accetti, il dramma avvertito della violenza in luoghi pubblici che scatena panico e agorafobia, l'insicurezza dell'approccio e l'imposizione dei ruoli, il tormento servito della televisione che rimbecillisce a premi, con il supporto sonoro di Jovanotti fustigatore. E ancora. La "combinazione" del tradimento con l'ugrofinnico, la diversità di genere che impedisce la permeabilità delle emozioni e la comprensione reciproca, la paternità superficiale ed estranea, il controllo aberrante dei sentimenti al fine di veicolare le attitudini del maschio con esiti imprevedibili. L'alienazione del ripetitivo e l'esaltazione del disvalore, la crisi di identità tra mercificazione e liberazione, la ribellione agli stereotipi, la coscienza e la voglia di anima. In una società repressa anche gli scherzi innocenti come rubare la nutella altrui possono diventare pretesto per comportamenti abnormi e schizoidi. Tra aforismi e allegorie lo spettacolo prosegue mettendo impietosamente a nudo la solitudine della persona, sempre più irretita da bisogni esterni che non placano nevrosi e insoddisfazione endemica, a fronte di espedienti e furbizie per sbarcare il lunario e allontanare le responsabilità. L'assuefazione da farmaci e integratori disorientano e snaturano l'individuo. Libere rivisitazioni shakespeariane sottendono il bisogno dell'uomo di dare un senso all'assurdo viaggio del vivere, incapace di decidere sulle scelte fondamentali che lo tormentano. Le note struggenti di Main theme from "Missing" di Vangelis accompagnano un balletto altrettanto delicato e angosciante. La nevrosi del traffico metropolitano, le prove di dialogo senza dialogo, quelle di suicidio vanificato da interrogativi inappropriati alla circostanza. Sempre e comunque l'inadeguatezza del vivere, tra dubbi estremi e scelte rinviate. La superficialtà di inconsistenti scambi di idee di una coppia annoiata. Il delirante incontro con la metafisica di un soggetto disadattato. La surroga degli antidoti alla solitudine con l'affidamento della propria angoscia a linee telefoniche a tema dedicate: siamo di fronte alla reificazione della sofferenza. La metafora degli occhiali come lenti che amplificano il muro della incomunicabilità, come quella dell'incontro tra solitudine e cecità rivelano il senso di abdicazione ai principi di solidarietà, tolleranza e condivisione, di autoironia e di libera manifestazione della fantasia e delle forme ludiche all'origine del decadimento dell'uomo. Esiti degradanti sono l'ostentazione di machismo come manifestazione becera di possesso, il bisogno di sopraffare gli altri eliminando qualsiasi cosa e chiunque si frapponga al desiderio di onnipotenza. Chiude lo spettacolo l'esternazione del giullare, quintessenza della rappresentazione teatrale, il buffone affabulatore di corte che sbetteggia il padrone e fa ridere gli astanti, con una maschera per compromesso al posto del viso. Un plauso a tutta la giovane compagnia per la presenza scenica assolutamente convincente nella recitazione e nella espressione coreografica, a Fiorella Arnò e Pietro Panzieri per la regia e l'adattamento, alla produzione per i costumi, a Niccolò Gori per le luci.

 



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