A CASA DI ROBERTO GERVASO

1266 giorni fa

A CASA DI ROBERTO GERVASO

29 maggio 2014. Roberto Gervaso intervistato nella sua casa romana dai giovani del Corso GIORNALISMO 3.0  e da Sebastiano Biancheri, inviato di Rete Zero.


di Sebastiano Biancheri

A conclusione del ‘Corso di Giornalismo e Pensiero critico 3.0’ promosso dall’Associazione Domenico Petrini per l’anno scolastico 2013/ 2014 a cui hanno aderito gli studenti del liceo classico Marco Terenzio Varrone di Rieti, abbiamo intervistato nella sua casa romana l’illustre scrittore e giornalista Roberto Gervaso, Presidente onorario del Corso. Interrogato da una delegazione di giovani sul futuro della carta stampata in un’epoca di profonde modifiche nel sistema della comunicazione globale, il grande Maestro ha tracciato un quadro lucido, spesso autoironico, da attento osservatore di una società in crisi che ha comunque il vantaggio di opportunità irripetibili. Un’analisi lungimirante che al termine non ha risparmiato giudizi su amministratori miopi e interessati che assistono impotenti alla svendita di pezzi di storia d’Italia e su un’Europa alla mercé di lobby di potere. Platone incideva su tavolette di cera, esordisce il principe dei giornalisti italiani, prima che Guttemberg inventasse la stampa e la divulgazione su carta ha avuto per molti secoli il monopolio dell’informazione; quindi la rivoluzione digitale, a differenza di quella industriale durata per più di tre secoli, in vent’anni ha sconvolto l’informazione e non solo, vero e proprio fenomeno sociale a cui eravamo impreparati. ‘Io personalmente un giornale preferisco sfogliarlo, devo essere il primo, è un lusso che posso ancora concedermi. Ma voi giovani avete altri strumenti, l’importante è che abbiate fame di conoscenza. A scuola avevo il calamaio e l’inchiostro, oggi scrivo con la Lettera 22(Olivetti) non ho quini fatto molti progressi, lo strumento l’ho ereditato da Montanelli. I cambiamenti vanno accettati per non venirne travolti. Io posso permettermi di essere un rudere del giornalismo, mentre voi dovete essere dei pesci guizzanti.’ Alla domanda posta da una studentessa reatina che chiede come sia nata in lui la passione che poi è diventata una vera professione, Gervaso parla della sua iniziale propensione per il calcio e per la squadra del grande Torino, per le figurine, ma fu sufficiente qualche autogol per farlo desistere. Altro amore fatuo quello per il canto, insinuatosi dopo aver ascoltato ‘Stormy Weather’ da Frank Sinatra. ’ Dopo essermi pettinato e aver indossato un abito alla ‘The voice’, provai a imitarne anche il modo di cantare ma fu un fiasco. Avendo sofferto la fame durante la guerra, goloso di dolci, provai a fare il pasticcere ma per ovvi rischi di salute non ebbi l’approvazione dei miei. Finalmente a Torino, dove si leggeva ‘La Stampa’ detta anche La Bugiarda perché dava solo notizie gradite alla Fiat, come credo avvenga ancora oggi, mi capitò fra le mani ‘Il Corriere della sera’ di Milano. In terza pagina c’era un articolo intitolato ‘Polli a Cinecittà’ di un certo Indro Montanelli che non avevo mai sentito nominare; raccontava di una visita molto divertente fra le comparse del cinema. Lo lessi, lo rilessi, lo imparai a memoria. Alla maturità classica il premio che chiesi e ottenni fu di andare a Roma a conoscere quel tale sconosciuto …Mortadelli..Molarelli. Gli scrissi una lettera, gli piacque, mi invitò a pranzo a casa sua e mi prese sotto le sue ali. Qualche anno dopo andai negli Stati Uniti. Di ritorno entrai direttamente al Corriere della Sera e dopo un anno e mezzo di cronaca nera, omicidi e incidenti stradali con morti a grappoli, un lavoro durissimo che feci con grande impegno, posi un out out al mio grande mentore: o mi trasferisci a Roma o lascio il giornalismo perché non ce la faccio più. Finché un giorno, ormai a Roma, vicino ad un semaforo di Corso Umberto, ebbi da lui una proposta che avrebbe cambiato la mia vita: ‘Scriviamo insieme ‘la Storia d’Italia’? ‘ Avevo venticinque anni. E cosi fu. 18 milioni di copie vendute. Spiccai il volo. Mi affrancai dalla sua tutela, quello di Montanelli era stato un magistero fondamentale per la mia carriera, era un uomo generoso… La sua benedizione: ‘Ricordati che hai un solo padrone, il lettore. (Poi sposandomi mi accorsi di averne anche un altro…) Una frase si compone di soggetto, predicato e di un complemento. Chi dice con dieci parole quello che si può dire con cinque è capace di qualsiasi delitto. Scrivi quindi in modo chiaro e con coraggio. Apprendi i rudimenti della tecnica e conosci i fatti che si espongono senza inventare, diversamente farai lo scrittore alla Ken Follett.’ L’intervista incalza e Gervaso è garbato e naturalmente pacato ma determinato e austero nella sua esposizione autobiografica. ‘ Dopo i sei volumi della ‘Storia’ , ho iniziato a scrivere biografie, sette in tutto, sempre al servizio esclusivo del lettore, mai del direttore, dell’editore o per compiacere un ministro. Ho introdotto per la prima volta in Italia l’intervista a botta e risposta, che evitava domande infinite e noiosissime repliche , senza mai genuflettermi, se mai a volte fingendo di adulare l’interlocutore. Questa è una dura professione da vetrina e il successo deve essere esclusivamente il riconoscimento di un merito che si guadagna sul campo. Ho indossato il saio francescano metaforicamente lavorando otto ore al giorno e traendo ispirazione dal lavoro stesso. Nulla dies sine linea. Ho pagato tutto a caro prezzo. Con la mia Lettera 22 e penna stilografica quando esaurisco i nastri; io, un primitivo che non usa il computer ma ciò non mi ha impedito di scrivere 50 libri, 10.000 articoli, 15.000 aforismi. La mattina prima di iniziare bacio la mia macchina da scrivere e accarezzo i libri che sto per dare alla luce. Il giornalismo deve essere una milizia e bisogna dimenticare tanti altri interessi. Il dovere educa alla disciplina. Sempre con attenzione al lettore che si commuove, si indigna, si emoziona per voi e con voi. Montanelli, Buzzati, Prezzolini i miei grandi maestri di vita che hanno profuso il nettare della sapienza, e poi, ragazzi, leggete i classici, che sono moderni! Se volete diventare un inviato speciale leggete Casanova, un grande politologo leggete Machiavelli, un grande polemista leggete Voltaire, un corrispondente di guerra leggete Giulio Cesare. Nei classici troverete tutto. E, infine, non si possono avere due padroni. Il più bel mestiere che richiede le più grandi rinunce. Ho dato tutto e ho ricevuto tutto nel bene e nella sofferenza. Uno dei libri di Roberto Gervaso, ‘Qualcosa non va ’ è il pretesto per l’ultima domanda al grande saggio. Che cosa non va a questa Italia? La risposta è di quelle che lasciano poche alternative e ancor meno attenuanti. ‘ Non va l’Italia, un paese che sta in piedi perché non sa da che parte cadere. Un paese senza carattere, senza Stato; quello nato nel 1861 è lo stato di una élite, con la Chiesa che ha sempre impedito l’unificazione e quindi la fondazione di uno stato espressione di un popolo. Manca una coscienza condivisa. Popolo di conformisti, di trasformisti, di anarchici indisciplinati e opportunisti. Che sposa Guicciardini ben più di Machiavelli. Non c’è stata la Riforma ma solo la Controriforma, non ha avuto l’Illuminismo, né la borghesia, senza una rivoluzione cruenta. Ha dato i natali a Pulcinella, Arlecchino, Fregoli , Cagliostro, Bertoldo e da ultimo al codardo Schettino e alla disinvolta Minetti. Fantasia senza pragmatismo. La nostra arte di arrangiarsi è la versione edulcorata del pragmatismo anglosassone. Privo di senso civico e con una classe politica sciagurata, vorace, corrotta e incapace. Non abbiamo uno statista degno di questo nome. L’ Italia dalla fine dell’Impero romano non ha mai finito una guerra con lo stesso alleato. L’Italia è sempre più colonia le cui eccellenze industriali e alimentari soprattutto soddisfano gli appetiti altrui e i brand cambiano nazionalità senza che venga posto un freno a questa diaspora. La stessa libertà di stampa da noi non è una bandiera da salvaguardare come avamposto autentico di ogni libera espressione perché, salvo rare eccezioni, è più importante il principe da servire . Ci sono giornalisti incorruttibili ma costano di più.’ Gervaso termina con una quasi sofferta elegia verso un paese lacerato, che dice di amare più a graffi che a baci, più a morsi che a carezze, ma che non potrebbe mai abbandonare per il troppo amore. Mentre si appresta a firmare gli attestati di partecipazione a ciascuno degli aspiranti del Corso di giornalismo, chiediamo infine un giudizio sull’ Europa attuale. ‘Questa Europa è figlia della burocrazia e dell’establishment economico e finanziario che mira alla colonizzazione dei paesi più deboli. E’ un carrozzone che prima o poi esploderà. Se ci fosse un referendum in Italia, l’80% voterebbe per uscire dalla Comunità europea. Con noi anche francesi e greci.’ La disillusione di uno dei più grandi uomini di informazione del nostro tempo si è compiuta, come l’incontro con lui che termina con un invito ai giovani di tornare a trovarlo presto per un nuovo capitolo di una lezione che illustrerà i segreti di come nasce un giornale e perché, aggiungiamo noi, i buoni maestri non si trovano dietro l’angolo e se ti insegnano l’arte, la devi mettere da parte. Scendendo le scale di questo magnifico edificio che domina il Colosseo ci pervade un senso di benessere e di gratitudine e l’entusiasmo di questi studenti dalla faccia pulita e dalle buone maniere fa ben sperare che il giornalismo d’altri tempi possa rinverdire i fasti di un mestiere che racconti la storia senza fronzoli e senza compromessi esplorando nella innovazione altri percorsi mediali con la medesima nobile passione e onestà intellettuale. Questo corso di Giornalismo 2013/2014 ha visto la partecipazione di illuminati esponenti del Giornalismo italiano e della cultura fra cui , oltre il Presidente Roberto Gervaso, Mario Arceri, Enrico Morbelli, Francesco Marchioni, Nuccio Fava, Raffaello Masci, Gianfranco Formichetti, Franco Chiarenza, Gianfranco Paris, Rino Barillari. Arrivederci all’anno prossimo, con altri protagonisti e altre storie vissute da raccontare!



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